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Agorà 99, i movimenti europei si organizzano



di Taglio Basso - Ro. Ci.


«Interventionistiche Linke» dalla Germania, i «precarios inflexives» dal Portogallo, la Rigenerazione di Bucarest, a maggio la mobilitazione

«In Europa, non c'è più un posto dove andare. Che differenza c'è tra fare il precario in Grecia o in Italia e in Germania?». Sorridono Vassilis e Calliope. Si sono sposati da poco, lui ha 29 anni. È disoccupato. Lei 25, fa un master in filosofia su Nietzsche ad Atene e lavora come commessa part-time a 320 euro al mese. Fanno parte del Movimento anti-autoritario, una rete di mutuo soccorso tra Atene, Salonicco, Komotini e Ioannina. Hanno costruito una filiera corta senza intermediari con le cooperative agricole. Il loro obiettivo è avvicinare il produttore al consumatore, saltando gli intermediari. «Con la solidarietà si ricostruisce una vita comune - dicono - non sognare di tornare al passato». Hanno raccontato la loro esperienza in uno dei 15 workshop di Agora99, il meeting dei movimenti europei contro l'austerità, che si è tenuto a Roma nel fine settimana alle Officine Zero, Esc Cinema Palazzo e Communia a San Lorenzo. Come i 300 coetanei italiani, spagnoli, polacchi o tedeschi, Vassilis e Calliope evocano uno «spirito costituente». Per loro l'Europa non parla solo di austerità, ma anche di solidarietà, auto-organizzazione, di beni comuni e mutualismo. In Grecia si auto-gestiscono ambulatori, cliniche, teatri e fabbriche come la Vio.Me. Si dispiegano anche le lotte a difesa del territorio simili alla NoTav. Per esempio il movimento di Halhidiki dove la cittadinanza si oppone allo sfruttamento delle miniere da parte della compagnia canadese Eldorado Gold. Questa lotta si è connessa a quella contro lo sfruttamento minerario di Rosia Montana in Romania da parte di un'altra compagnia canadese: la Gabriel Resources. «Rosia Montana - afferma Raluca, 27 anni, attivista dell'azione diretta Rigenerazione di Bucarest - potrebbe essere un sito Unesco come Las Medulas in Spagna ma il governo ha deciso di devastarla imponendo la monocultura estrattiva». I tribunali hanno dichiarato illegali le concessioni governative e rivelato i conflitti d'interesse dei politici con la compagnia. Ciò ha fatto esplodere le proteste nel paese, «le più grandi dal 1989».
«Le reti dei movimenti europei esistono almeno da quando c'erano i Noglobal e si sono diffuse con l'Euromayday - afferma Anna, 26 anni, ricercatrice a Berlino e attivista della Interventionistiche Linke, un coordinamento tedesco dei gruppi post-autonomi e anti-fascisti, tra i protagonisti delle azioni Blockupy contro la Bce a Francoforte - non si mobilitano più contro i grandi eventi come il G8. Adesso che la crisi è più profonda si basano sui territori, sulla quotidianità, sulla vita». «Stiamo sperimentando forme di azione diretta che coinvolgono la società e non solo l'azione militante - continua Anna - Grazie a questo siamo riusciti a bloccare quest'anno la sfilata dei nazisti a Dresda e cerchiamo di applicarla alla Charité, l'ospedale universitario più grande di Berlino, con i medici, gli infermieri e il sindacato dei servizi Ver.Di».
Marco, 30 anni, oggi disoccupato, l'ultimo lavoro che ha fatto a Lisbona è il commesso da Zara, un mese a 3 euro all'ora, è attivista dei Precarios inflexives, un gruppo nato sull'esempio francese di Stop precarité, ispirato a sua volta all'italiano San Precario. In coalizione con gli intermittenti dello spettacolo (Ferve) e le associazioni del lavoro autonomo, i Precarios hanno raccolto 40 mila firme e presentato una proposta di legge popolare contro le «ricevute verdi», cioè l'abuso delle «false partite Iva» da parte dello Stato e delle imprese. In un paese con la disoccupazione al 16,4%, questa forma di sfruttamento riguarda 900 mila persone, costrette a pagare tasse e contributi per i loro datori di lavoro. Molti non li pagano e il governo li minaccia di arresto. Su queste basi si vuole organizzare una generazione multi-lingue, precaria ma radicale che si è incontrata per la prima volta a Madrid nel 2012, al tempo degli indignados. Non si è ancora data un'agenda, anche se si mobiliterà a maggio 2014, prima delle elezioni europee, ma vuole darsi un'organizzazione transnazionale a partire da una suggestione: se all'inizio del movimento operaio ci fu la «carta del popolo dei cartisti», oggi l'«altra Europa» potrebbe nascere da una carta dei diritti molto simile.

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