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di
Lucio Garofalo
L'antisemitismo non è uno scherzo e non si può
liquidare certamente con alcune freddure tanto stupide quanto
inappropriate sull' "antiscemitismo", che non suscitano alcuna ilarità
se non quella di qualche pennuto affetto da aviaria. Quando parlo di
"antisemitismo" mi riferisco sia all'antisemitismo storico,
convenzionalmente inteso, ovvero il comune, classico razzismo contro gli
Ebrei, vittime dell'Olocausto compiuto dai nazisti, sia
all'antisemitismo odierno commesso contro il popolo palestinese,
anch'esso appartenente alla stirpe "semitica", anch'esso vittima di una
politica di persecuzione e di aggressione imperialista, di atti
sistematicamente ostili e terroristici, di veri e propri eccidi di
massa, di cui ben conosciamo i responsabili. Il razzismo vero e proprio,
il peggior "antisemitismo", non semplicemente ideologico, ma brutalmente
politico-militare, è quello messo in pratica da coloro che rappresentano
i veri criminali, assassini e terroristi, vale a dire il regime sionista
di Israele e i suoi soci anglo-americani. Altrimenti, come si potrebbe
definire la politica di persecuzione e sterminio portata avanti negli
ultimi decenni dallo Stato di Israele con l'appoggio, più o meno tacito,
degli USA, contro popolazioni inermi e non militarizzate che vivono
nella striscia di Gaza? Rammento che una risoluzione dell'ONU, la 1544
del 19 maggio 2004, ha condannato le violenze israeliane in quella
regione, chiedendone l'immediata cessazione. Ma, come tantissime altre
risoluzioni delle Nazioni Unite, anche questa è stata disattesa e
violata da Israele, che è il vero "Stato canaglia" del Medio Oriente.
Ricordo che Israele possiede da decenni la bomba atomica, ma nessuno si
è mai azzardato a condannarla o criticarla per questo, mentre si cerca
di strumentalizzare in modo assolutamente pretestuoso la semplice
volontà del regime iraniano (un regime indubbiamente tirannico ed
oppressivo, che io non approvo affatto) di dotarsi di armi nucleari,
così come hanno fatto in passato gli USA (che sono stati gli unici ad
usare armi atomiche contro popolazioni civili, in Giappone, nell'agosto
del 1945), l'ex URSS, la Gran Bretagna, la Francia, l'India e il
Pakistan. Ricordo che il Mossad (il famigerato servizio segreto
israeliano) era al corrente in netto anticipo del piano che prevedeva
l'attentato dell'11 settembre 2001. Non a caso, in quegli edifici non si
trovava nessun cittadino ebreo, in quanto pare che si fossero tutti
messi in "malattia" proprio quel giorno! Non è strano che nell'elenco
delle tremila vittime circa, sepolte sotto le Torri Gemelle non figuri
alcun nome ebraico? (Inoltre, detto per inciso, le Twin Towers vennero
abbattute in seguito all'impatto dei due aerei o, piuttosto, crollarono
per effetto di un'implosione innescata volontariamente? Non sono
soltanto io a chiederlo, ma lo ipotizzano da tempo anche numerosi
esperti di ingegneria edile, e non solo.)
Se con l'orribile accusa di "difensore di criminali" si intende infamare
chiunque si schieri a fianco delle popolazioni palestinesi,
assolutamente inermi e non militarizzate, che vivono nella striscia di
Gaza e sono massacrate senza pietà dalle truppe israeliane, ebbene sì,
ammetto che quella definizione si adatta al sottoscritto. Così come mi
ritengo uno strenuo difensore della causa e delle ragioni del popolo
ebraico quando questo è stato ed è oggetto di razzismo, così come quando
fu vittima dell'Olocausto, degli eccidi di massa nelle camere a gas, nei
lager nazisti durante il secondo conflitto mondiale. Tale chiosa mi
serve per spiegare ulteriormente la mia posizione in materia di
"antisemitismo". Sarebbe tuttavia assurdo e complicato se cominciassimo
a risalire indietro nel tempo, sino agli albori dello Stato di Israele,
o addirittura più indietro, sino alla nascita e alla costituzione del
movimento sionista internazionale. Un movimento che è stato (ed è
tuttora) propugnatore irriducibile della causa ebraica più oltranzista,
ed ha fatto ricorso anche a metodi, attività e pratiche terroristiche,
che ancora oggi sono una prerogativa e una costante della politica di
Israele e del sionismo internazionale. Dunque, mi limiterò (per il
momento) a formulare una precisa, elementare, ma agghiacciante domanda:
come mai chi difende a spada tratta lo Stato di Israele contro i suoi
nemici e si adopera in tutte le maniere per denunciare ogni accenno di
antisemitismo, non reagisce allo stesso modo, non si indigna
minimamente, non si commuove neppure a compassione di fronte alle
violenze, ai patimenti e alle sopraffazioni sofferte per lunghi decenni
dal popolo palestinese, a causa di uno Stato il cui popolo ha vissuto
per secoli le medesime ostilità e persecuzioni, in tutto il mondo, ma
soprattutto durante la seconda guerra mondiale? La "diaspora" del popolo
palestinese non merita lo stesso rispetto e la stessa considerazione che
riconosciamo (giustamente) alla "diaspora" del popolo ebraico? Il
genocidio del popolo palestinese non merita la stessa condanna, la
stessa risposta e risoluzione, adottate rispetto all'Olocausto contro
gli Ebrei? Nel contempo mi preoccupo di far presente che non sono
affatto antisemita. Non sono antisemita in quanto non disprezzo, non
perseguito, non insulto alcun popolo di origine semitica, sia che si
tratti del popolo ebraico che di quello arabo, dato che non ho alcuna
ragione personale, o di altra natura, per farlo. Invece, confesso di
essere antisionista, nella misura in cui condanno con fermezza la
politica di aggressione e di espansionismo economico-militare perseguita
negli anni da Israele ai danni delle popolazioni palestinesi, sempre più
confinate ed incalzate nella striscia di Gaza, costrette a subire
quotidianamente stragi, persecuzioni e violenze d'ogni tipo da parte di
truppe ostili ed occupanti.
Ho letto qualcosa a proposito di uno dei più grandi uomini della storia
non solo ebraica ma universale, un vero ebreo socialista, laico ed
antisionista: Martin Mordechai Buber. Il quale sosteneva che lo Stato di
Israele, ancora lungi dalla sua nascita, non avrebbe dovuto assumere
un'identità di tipo etnico-confessionale. Quest'uomo, dotato di buon
senso, pensava alla costituzione di un'unico Stato che riunisse tutti i
semiti presenti in Palestina. Invece, altri "padri fondatori" della
nazione israeliana, di diversa estrazione politico-ideologica, hanno
voluto ed imposto la formazione di uno Stato su basi etnico-religiose,
strutturato in senso esclusivista e razzista. Tra i nomi dei leader
sionisti che hanno contribuito alla creazione dello Stato israeliano
come si configura oggi, è inevitabile citare: Davide Ben Gurion, capo
dell'Hagamah, l'Agenzia ebraica sionista; Shamir e Begin, capo dell'Irgun,
nonché la famigerata Banda Stern, descritte dai Britannici (e non dal
sottoscritto) come vere e proprie organizzazioni terroristiche. In senso
opposto si muoveva Martin Buber. Questi è ritenuto uno dei padri
spirituali della patria e della nazione israeliana, un pò come il nostro
Giuseppe Mazzini (scusate il paragone, forse un pò azzardato). E' stato
uno dei più importanti filosofi del secolo scorso. Era di orientamento
esistenzialista e socialista, ma dissentiva profondamente nei confronti
dell'ideologia sionista. Martin Mordechai Buber era esattamente di
nazionalità austriaca e di origine ebraica. Aderì inizialmente al
movimento sionista internazionale, ma se ne distaccò molto presto, non
appena si rese conto della vera natura di quel movimento, per aderire ad
una filosofia di ispirazione esistenzialistica e socialista, e
abbracciare la causa della convivenza pacifica tra i popoli in
Palestina. Infatti, egli sosteneva che lo Stato di Israele, che si
sarebbe formato nel 1948, non dovesse reggersi su un fondamento
etnico-confessionale (come poi è accaduto), tanto meno di tipo
oltranzista. Basti pensare ai vari gruppuscoli estremistici di destra e
alle diverse formazioni politico-religiose integraliste, ben
rappresentate nel Parlamento israeliano. Oppure si pensi solo al Likud,
un partito di orientamento ultraconservatore, che costituisce la
principale forza politico-istituzionale del paese, insieme al partito
socialista. Per contro, Martin Buber pensava alla creazione di un unico
Stato che riunisse tutti i popoli semiti in Palestina, Ebrei ed Arabi
musulmani, per metterli in condizione di convivere pacificamente e di
condividere, con pari dignità e pari diritti, le responsabilità della
direzione e dell'organizzazione politica, economica e sociale di uno
Stato non confessionale, ma laico e inter-religioso. Altro che "due
popoli e due Stati": un solo popolo ed un solo Stato! Questa era la
geniale, ambiziosa ma non utopica, in qualche modo "profetica" visione
di Martin Buber. Invece, Ben Gurion, Begin, Shamir ed altri leader
sionisti, moderati o estremisti che fossero, hanno pensato e partecipato
alla creazione di Israele così come esso si struttura oggi: uno Stato
ebraico di natura etnico-confessionale, con aspirazioni imperialistiche
accentuate e prepotenti, ossia con una decisa predisposizione
all'aggressività ed all'espansionismo verso l'esterno.
Restando in tema, voglio citare una frase che mi piace molto, per poi
congedarmi. L'autore è sicuramente un ebreo, ma ignoto; tuttavia il
senso del concetto è senza dubbio condivisibile da parte di tutte le
persone dotate di buon senso. Ecco la frase: "Se tu scrivessi ebrei
invece di israeliani, coinvolgeresti anche me che sono ebreo, ma non
israeliano, e che sono antisionista". In questa felice affermazione è
riassunta tutta la differenza semantica, politica e culturale tra i
concetti di "antisemitismo" ed "antisionismo". Alcuni opinionisti "filoscemiti"
e filosionisti di casa nostra asseriscono che Israele avrebbe fatto bene
a violare le risoluzioni dell'ONU, compresa l'ultima in ordine di tempo,
la 1544, al fine di proteggersi dai suoi nemici. Dunque costoro, come
Israele, si auto-escludono dalle norme della legalità internazionale,
dalla civile convivenza tra i popoli, per cui meritano solo parole di
biasimo e disapprovazione.
Tornando alla questione dell'antisionismo, voglio ribadire la mia
posizione nettamente contraria al sionismo come dottrina politica.
Tuttavia, tale posizione non può essere confusa, se non in malafede, con
l'antisemitismo, e tanto meno con il negazionismo. Bisogna ripudiare e
condannare qualsiasi manifestazione razzista, contrastare ogni
insorgenza nazi-fascista, rigettare tutte le idee e le opinioni che
tendono a separare gli uomini e i popoli in "superiori" ed "inferiori".
Proprio per tali ragioni ritengo che l'assunzione del sionismo come base
fondativa dello Stato di Israele abbia condotto a politiche persecutorie
ed aggressive verso i popoli confinanti e soprattutto verso i legittimi
abitanti della Palestina. Occorre proclamare con forza che lo Stato di
Israele, fino a quando si definirà lo Stato Ebraico anziché uno Stato
laico e non confessionale, sarà sempre uno Stato fondato sull'esclusione
e sulla discriminazione religiosa e razziale. E' necessario denunciare e
riprovare le occupazioni e le aggressioni di Israele contro i popoli e i
Paesi dell'area mediorientale, fino a quando lo Stato di Israele
continuerà ad aggredire ed occupare territori altrui, violando le
risoluzioni dell'ONU.
Infine, è molto importante saper distinguere tra ebrei ed israeliani, e
parlare di "politiche aggressive di Israele e dell'esercito israeliano",
e non di Stato ebraico.
Shalom!
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Fonte: Lucio Garofalo
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