Storia dell'arsenale israeliano
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Nel 1948, una unità scientifica dell'esercito
israeliano scopre un giacimento di uranio nel deserto del Negev. E gli
scienziati israeliani sviluppano un nuovo metodo per produrre acqua
pesante, che forniscono agli Usa. Si crea una triade segreta: mentre
Israele, con tecnologie statunitensi, aiuta la Francia a costruire un
impianto per l'estrazione di plutonio a Marcoule, la Francia aiuta
Israele a costruire, in un bunker sotterraneo a Dimona, un reattore
nucleare e un impianto per l'estrazione del plutonio analogo a quello di
Marcoule. Nel 1967, Israele ha già alcune bombe nucleari, che schiera
segretamente nella Guerra dei sei giorni. Oggi Israele ha un arsenale
valutato in circa 400 armi nucleari con una potenza pari a 3.850 bombe
di Hiroshima. Come vettori nucleari impiega una parte degli oltre 300
caccia F-16 e F-15 potenziati, forniti dagli Usa, armati anche di
missili israelo-statunitensi Popeye a testata nucleare. Un'altra
versione, il Popeye Turbo, è installata su tre sottomarini Dolphin,
forniti dalla Germania. Si aggiungono circa 50 missili balistici Jericho
II, su rampe di lancio mobili, e i razzi Shavit utilizzabili anche come
missili balistici a lunga gittata.
Fonte: http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/26-Marzo-2005/art76.html |
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