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di Islamonline.net
Questo
articolo di Islamonline denuncia lo scempio compiuto dai militari
americani e polacchi nel sito archeologico di Babilonia, scelto con un
criterio scellerato come sede di una base militare. Inoltre, viene fatto
notare "il silenzio assordante" dei governanti occidentali
sulla vicenda, che stride con le giuste proteste suscitate all'epoca
della distruzione dei Buddha di Bamyan da parte dei Talebani. L'ennesimo
esempio della logica dei "due pesi e due misure"?
Un rapporto del British
Museum ha affermato che le forze d’occupazione americane, utilizzando
la città monumentale di Babilonia come loro base militare, hanno
arrecato “ingenti danni” a uno dei più famosi tesori archeologici
nel mondo, utilizzando la città monumentale di Babilonia come loro base
militare. Difatti, il giornale britannico The Guardian, nel
numero pubblicato sabato 15 dicembre 2005, ha riportato il rapporto del
museo secondo cui “i veicoli militari americani e polacchi hanno
ridotto a pezzi le pavimentazioni stradali monumentali, risalenti a più
di 2600 anni fa, nella città di Babilonia, uno dei luoghi ritenuti
culla della civiltà e sede dei Giardini Pensili, una delle sette
meraviglie del mondo antico.
I comandanti militari americani hanno impiantato la base a Babilonia
nell’aprile del 2003, dopo l’invasione dell’Iraq, e dopo cinque
mesi l’hanno ceduta al comando polacco.
Un gruppo di esperti iracheni ha invitato John Curtis – Responsabile
del Dipartimento del Vicino Oriente Antico del British Museum – a
visitare Babilonia; Curtis ha affermato che ha trovato spaccature e
spazi vuoti causati da persone che avevano tentato – a quel che sembra
– la rimozione dei mattoni che decorano e raffigurano il famoso drago
sulla porta monumentale del tempio di Ishtar. Inoltre, la relazione ha
riportato che le forze d’occupazione riempivano sacchi di sabbia da
questa zona archeologica per utilizzarla nelle operazioni militari: ciò
testimonia che i sacchi degli occupanti erano pieni per lo più di
frammenti di reperti archeologici.
Una pista d’atterraggio e un parcheggio
La stessa relazione descrive che le zone remote del sito
archeologico erano coperte di sassolini portati lì da altre zone e
di altri materiali trattati chimicamente, per essere utilizzate come
pista d’atterraggio per i velivoli delle forze d’occupazione e
parcheggi per i loro veicoli. È stabilito che la consegna dell'accampamento
militare americano eretto in una delle zone archeologiche nella città
al Ministero della Cultura iracheno abbia luogo ufficialmente il 15
gennaio 2005.
Il responsabile della Direzione del Vicino Oriente antico del British
Museum ha descritto la decisione di installare una base militare in
quella zona archeologica come un “ordine desolante”, ed ha affermato
che questo atto “equivale alla fondazione di un accampamento militare
attorno alla Grande Piramide in Egitto o a Stonehenge in Gran
Bretagna” (un antico monumento megalitico situato in Gran Bretagna e risalente
al 2300 a. C.).
Lord Reed (Yesdale), Presidente della Associazione Parlamentare
britannica per l’archeologia, ha affermato di essere sgomento per i
rischi ai quali è esposto il patrimonio culturale iracheno, ed ha
aggiunto: “Questi sono siti mondiali, quindi quel che hanno fatto le
forze americane non danneggia soltanto il patrimonio archeologico
dell’Iraq, ma in effetti arreca danno al patrimonio culturale
mondiale”. Occorre ricordare che il Museo Nazionale iracheno a Baghdad
fu saccheggiato e devastato, dopo la caduta di Baghdad nell’aprile del
2003, senza che le truppe d’occupazione intervenissero per difendere i
beni del Museo, che raccoglieva le più importanti collezioni mondiali
delle culture mesopotamiche e di Babilonia. Il Museo conteneva una
grande raccolta di reperti archeologici, fra cui una lira che si ritiene
risalga a 4000 anni fa, proveniente dalla città di Ur.
L’Iraq, che è considerato la culla delle civiltà antiche, comprende
i resti archeologici delle città di Babilonia, Ur e Ninive, che sono
ritenute i più importanti siti antichi nel mondo. Si ricorda
inoltre che gli Stati occidentali e il Consiglio di Sicurezza dell'Onu
avevano condannato la decisione del movimento dei Talebani - che
governava l’Afghanistan prima di essere distrutto dopo la guerra
americana contro l’Afghanistan nell’ottobre del 2001 - di
distruggere le statue di Buddha nel febbraio del 2001, e affermarono che
quell’atto rappresentava un oltraggio al patrimonio culturale. Il Capo
supremo del movimento talebano, il Mulla Muhammad ‘Umar, il 27
febbraio 2001 aveva già emesso un ordine di distruzione di tutte le
statue di Buddha, in conseguenza dei pareri giuridici e della decisione
della Corte Suprema dei Talebani. Nel contempo, numerosi dotti e
associazioni musulmane intrapresero un tentativo di dissuasione dei
Talebani dal compiere la decisione di distruggere le statue, ma il loro
sforzo non ebbe successo.
traduzione di Valerio Buemi
Fonte: fonte: Reuters-
Islamonline.net, 15/1/2005
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