Vi servono soldi e non sapete a chi rivolgervi? Siete alla
disperazione e non sapete dove sbattere la testa? I miracoli a volte
si realizzano. Improvvisamente arriva un «benefattore» disposto a
darvi soldi a volontà con restituzione del capitale dopo 3 anni
facendovi pagare l'1% di interessi l'anno. Sembra una favola, ma è
realtà. A cercare soldi sono le banche e il benefattore è la Bce, la
Banca centrale europea che ieri ha inaugurato il sistema delle aste
con restituzione del prestito dopo tre anni. Ovviamente nessuno si è
sorpreso che siano stati piazzati prestiti per circa 500 miliardi e
nessuno si sorprenderà se nei prossimi mesi saranno elargiti altri
prestiti per un importo che viene stimato sui duemila miliardi di
euro. L'Europa che fa acqua da tutte le parti ha riaffermato ancora
una volta la supremazia del sistema bancario che - vale la pena
ricordarlo - ha fatto esplodere la crisi finanziaria attuale che ha
trascinato nel baratro molti stati.
Le motivazioni di questa operazione sono varie. In sintesi: le
banche soffrono di una crisi di liquidità e sono tra di loro
estremamente diffidenti; è crollata la fiducia; non ci sono soldi
per finanziare l'economia reale e concedere mutui; il rendimento dei
titoli di stato è salito alle stelle perché i «risparmiatori» temono
default generalizzati; nel 2012 dovranno essere rimborsati una
montagna di euro (poco meno di 1000 miliardi) di obbligazioni
(pubbliche e private) in scadenza e un po' tutte le banche che
dovranno ricapitalizzarsi per fronteggiare la difficile situazione
avranno margini più ampi.
Tutto vero, ovviamente, ma l'Europa ancora una volta ha scelto la
strada più tortuosa: quella che pone al centro del sistema economico
e sociale le banche e i banchieri e, più in generale, il capitalismo
finanziario.
Sicuramente questi prestiti generosamente elargiti dalla Bce
produrranno alcuni effetti positivi. Su tutti, evitare il tracollo
del sistema finanziario europeo e, a catena, di quello mondiale.
Forse i rendimenti dei bond pubblici diminuiranno, forse si
allargheranno i cordoni del credito a famiglie e imprese, forse
saranno evitati default.
Insomma, forse il sistema finanziario sarà risanato. Ma della gente
comune, dei lavoratori, dei disoccupati nessuno sembra interessarsi.
Eppure l'affermazione che pretende che una finanza sana per
alimentare un sistema economico sano è falsa. Anche perché per avere
una finanza sana occorrerebbe eliminare le troppe zone di grigio che
rendono i mercati (un termine sempre più misterioso) estremamente
opachi, una foresta da disboscare per tagliare le ali alla
speculazione. Su questo fronte, invece, tutto tace. Non si riesce e
non si vuole neppure introdurre una piccola imposta (quella che a
sinistra si chiama Tobin tax) sulle transazioni finanziarie
speculative.
Il punto è un altro: i presupposti della crisi attuale sono - come
nel 1929 - non negli imbrogli del sistema finanziario, ma nel
malessere dell'economia reale, nel peggioramento nella distribuzione
dei redditi che ha generato una classica crisi di sovraproduzione e
sottoconsumo; nello sfruttamento intensivo del lavoro provocato da
una globalizzazione sempre più aggressiva. Purtroppo le misure
liberiste di Monti oggi e Berlusconi e Tremonti fino a meno di 40
giorni fa hanno mosso nella direzione di peggiorare ulteriormente la
situazione del lavoro e della distribuzione dei redditi facendo
precipitare l'economia in una nuova fase recessiva.
La necessità quindi non è quella del risanamento del sistema
finanziario che - così come oggi è ridotto - potrebbe anche andare
in malora senza rimpianti, ma di quello economico. Non tarpando le
ali all'iniziativa privata, ma valorizzando e ampliando le funzioni
degli Stati negli investimenti e nei consumi. Pubblici, ovviamente.
***