HOME

Articoli

Libreria

Forum

Contatti

Note

Bettino, un complotto al giorno



di Giovanni Maria Bellu


IL PATRIARCA, immalinconito dal suo mesto autunno, lascia il decisionismo per la dietrologia. In tre giorni Bettino Craxi ha denunciato tre complotti. Trame di ogni genere, su ogni vicenda italiana. Ieri si è occupato della crisi monetaria: "Sembra - ha detto aprendo una riunione di esperti economici socialisti - che potenti interessi si siano mossi allo scopo di spezzare le maglie dello Sme alla vigilia del referendum francese". Quali interessi? "Leggete tra le righe" ha risposto Craxi e quindi ha chiesto al governo di "dire ciò che sa". L' altro ieri e mercoledì, a Berlino, il segretario socialista si era occupato prima delle indagini sulla strage di piazza Fontana (che ha attribuito agli anarchici) e poi della riforma uninominale (che ha definito preludio del fascismo). "Craxi delira", è giunto a ipotizzare il Manifesto. "Facevo fantapolitica", ha detto lui forse preoccupato delle querele che stanno per partire da Milano. Ma poco dopo ha aggiunto: "La fantapolitica e i bicchieri di vino possono essere utili, a volte". Insomma: in vino veritas. Le denunce craxiane non sono circostanziate. Sono pensieri espressi ad alta voce, esternazioni di incubi. Ma trovano qualche consenso, anche se cauto. Il segretario della Dc Arnaldo Forlani si è detto d' accordo sul ragionamento craxiano a proposito della speculazione. Ma l' ha fatto nel suo stile, depotenziando l' uscita di Bettino e trasformandola in una ovvietà: "Nella tempesta valutaria è evidente che ci sono spinte colossali che possono essere definite come speculative". Feroce il commento della Voce repubblicana che rivolge un appello a Dc e Psi: "Dichiarino al loro governo sostegno pieno e incondizionato, battendosi il petto per gli errori del passato invece di denunciare oscuri complotti politici e finanziari come ancora oggi torna a fare l' onorevole Craxi. Non è invitando a leggere gialli di quart' ordine ispirati forse ai protocolli dei savi di Sion che si può far dimenticare la responsabilità per lo sfascio in cui versa il paese". Craxi non deduce i complotti dai fatti ma li presuppone. Il complotto è una realtà immanente, un oscuro intreccio di interessi economici e politici internazionali che si insinua in tutte le vicende del pianeta. "C' è una mano invisibile che governa il mondo...", ha sospirato nell' ormai celebre cena berlinese riconoscendo, lui, il socialista che ha rifatto il Concordato, l' esistenza del Demonio. Il Diavolo craxiano ha i poteri del suo omologo cattolico. Assume varie forme, spesso insospettabili, lusinga e corrompe. Nel dicembre del 1969, a Milano, si moltiplicò: prese le sembianze di Pietro Valpreda, Giuseppe Pinelli, di un gruppo di agenti segreti e anche di un giudice, Gerardo D' Ambrosio. Depistò le indagini e scomparve. Ma per poco. Tornò poco più di vent' anni dopo, nell' Italia travolta dalla crisi, e si moltiplicò ancora una volta, a dismisura, come una cellula impazzita: corruppe giornalisti, politici, economisti col pomo stregato della uninominale, li convinse che era quella la via per il riscatto mentre non era altro che la strada del fascismo. Il 9 giugno del 1991 raggiunse dimensioni mostruose: catturò l' anima di venti milioni di italiani. Mario Segni ha risposto aspramente invitando il segretario socialista a "guardarsi allo specchio". Gli ha ricordato che il nazismo non venne per l' uninominale ma per "l' immobilismo politico del governo di Weimar". Craxi non ha replicato. Tutto fa pensare che non replicherà. E d' altra parte cosa possono le armi della dialettica contro le diaboliche mimesi di un Belzebù che, instancabile, continua a imperversare? Ha una inspiegabile predilezione per Milano. Alcuni mesi fa è ricomparso. Ha preso le sembianze di un signore alto, robusto, un po' stempiato. Uno che collabora con quel giudice che "depistò" le indagini su Pinelli. Si fa chiamare Antonio Di Pietro. - (19 settembre 1992)

***