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Infiltrati o eroi? Antagonisti divisi

da quotidiano "Il Tirreno"


   

ROMA - L’arcipelago del mondo antagonista è disorientato. Sul web si rincorrono i commenti di chi ha preso parte alla manifestazione di Roma, la parola più ricorrente è «infiltrato». Infiltrato fascista, infiltrato delle forze dell’ordine, e altro.. Ma quella della caccia all’infiltrato, iniziata con inviti a pubblicare sul web foto e documenti (numerosi quelli inviati agli investigatori da cittadini che hanno assistito agli scontri) che possano permettere di individuare i responsabili degli incidenti, va a sbattere contro alcune testimonianze, secondo cui invece, in quella guerriglia c’erano soprattutto giovani dei centri sociali.

Un torinese di 27 anni del centro sociale Askatasuna racconta: «Siamo stati attaccati dalla polizia e quando abbiamo visto quell’idrante entrare in piazza San Giovanni abbiamo deciso di difenderci con tutti i mezzi che avevamo. E’ stata - aggiunge - una rivolta di massa e in questa rivolta io ci sto perché voglio un futuro». Secondo il giovane «nella piazza continuava ad arrivare gente che non voleva mollare, altro che 300 esagitati».

E allora gli infiltrati? Sul sito antagonista Indymedia in molti condannano gli scontri,: «Dobbiamo costruire un servizio d’ordine per evitare le infiltrazioni dei fasci anarcoteppisti, ostili al corteo» dice un anonimo. Non mancano gli slogan contro black bloc e fascisti («se vedi un punto nero sputa a vista o è un black bloc o un fascista»), e chi accomuna «black bloc e sbirri, che ci hanno impedito di manifestare». Il mondo antagonista è diviso. Un altro messaggio su Indymedia va controcorrente: «Noi li abbiamo visti a San Giovanni i giovani con i caschi e i volti coperti combattere eroicamente contro i guardiani dell’ordine borghese. E saranno loro - aggiunge - domani a rinnovare la tradizione dei giovani rivoluzionari che distrussero, armi alla mano, il regime fascista...».

Insomma, spaccatura e anche caccia alle streghe. Come quella che ha visto protagonisti involontari un folto gruppo di livornesi, circa 300. «Appena i giornalisti che attendevano sui binari i treni hanno appreso che il grosso delle persone scese erano di Livorno - si legge sul sito online SenzaSoste, vicino agli antagonisti - è partito subito il tam tam sui livornesi presenti a Roma». Ma, assicurano, «tra di noi non c’erano black bloc». Silenzio e prudenza comunque dai centri sociali. A Milano, dal Leoncavallo a Cantiere e Transiti, si discute ma nessuna dichiarazione. Solo un giovane ammette: «Era evidente più di ogni altra volta una spaccatura tra chi riteneva di dare una prova di forza semplicemente partecipando alla manifestazione e chi intendeva invece la prova di forza come scontro». (p.ca.)

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Fonte: www.iltirreno.it