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Cadaveri erranti

di Marco Bazzato

Zombi del XXI° secolo, ecco il volto dell'uomo moderno, come cadaveri camminiamo in una Terra dove da Signori e Padroni dall'inizio del mondo, ora siamo schiavi sottomessi a volontà supreme provenienti dalle profondita'dell'abisso del pensiero umano.
Schiavi e signori di tutto, della vita, della morte, in un eterno transito che parte dall'immaterialità dell'esistenze e giunge con l'ultimo battito ad una diversa materialità nel profondo d'una fossa, o inceneriti in un forno crematorio ove le ceneri sono il vuoto ricordo di un essenza dispersa nelle coltri del tempo.
Giochiamo con gli angoli più recessi della materia, punzecchiando ovuli, gameti, creando l'uomo nella fredda provetta d'un asettico laboratorio, con la presunzione abbia valore assoluto d'esperimento Divino che rende l'uomo simile ad un Dio malvagio che ama giocare senza timore con figli impostati per  egoistico calcolo,  per  desiderio d'immortalita' tramite riproduzione falsa e fallace, perchè non si sa accettare ciò che madre natura all'uomo destina.
Siamo viaggiatori nello Spazio, racchiusi nell'angustio silenzio d'un apparente vuoto siderale ricolmo d'ogni genere di vita diversa, ma come gli antichi esploratori viaggianti nell'oscurita' del mare in tempesta, noi uomini presunti moderni, perennemente alla ricerca d'una pietra filosofale che dia senso compiuto ad un'esistenza che sfugge le regole dell'umana comprensione, accecati dal desiderio di varcare nuovi confini che espandano l'illusorio sapere, ma che aprendo nuove porte entro i confini dell'essere, schiudono confini sempre più ignoti d'un esistenza che vive svuotata d'ogni desiderio di sentire e percepire l'uomo  come cellula d'un universalità più ampia e profonda di come i miseri sensi ci fa arbitrariamente percepire.
Il nuovo paganesimo è fra noi, dove il divino è il ricordo d'un dio punitivo e maligno che ama offuscare il sapere dell'uomo, e le nuove conoscenze son porte ad un dio nuovo ed omnipresente che permette ai figli ogni di libertà in nome esclusivo diritto dell'altro.
L'altro chi è l'altro se non la parte nascosta di noi stessi, l'angolo oscuro della nostra esistenza, dove in nome della paura dell'ignoto o del noto permettiamo che ogni genere d'iniquità venga commessa, in nome della libertà di schiacciare e distruggere ogni genere di dissenso.
Viaggiamo in un mondo urlante, in un mondo premiante chi ha l'arma più potente, onde sottomettere come signori feudatari i servi deprivati d'ogni diritto.
Schiavi d'un signore supremo creato dall'uomo, schiavi di un potere che tiene legati come animali pronti all'olocausto in nome eletti  giocanti con false parole e decisioni sono gia' prese, in nome d'un popolo sovrano, ennesimo specchio per indurci eterogenicamente conformi alla sudditanza.
Nessun dio nel cielo, nessun dio in terra, se non l'uomo che scruta l'ignoto affidandosi con paura a chi crede possa condurci verso un nuovo rinascimento.
L'abisso è alle porte, ed i fumi venefici che intossicano gli alveoli del respiro ormai non lasciano scampo alla bellezza d'una vita diversa.
In ogni istante corriamo, corriamo, corriamo con una frenesia senza eguali nei secoli passati, macchine asservite al Totem che si deve dare la vita e l'esistenza: il denaro. Con esso compriamo la nostra libertà, compriamo figli, acquistiamo l'idea fallace dell'amore dalle pulsioni della carne, con esso laviamo le coscienze gettando pane rinsecchito nell'illusoria speranza di riempire stomaci vuoti ridotti a larve umane per la nostra voracità.
Nulla di nuovo sotto il sole, nulla di diverso rispetto al millennio passato, ove l'uomo era schiavo dell'ignoranza, schiavo dell'idea che l'universo ruotasse sopra al suo capo, noi immobili sotto la volta celeste scrutavamo il cielo in attesa d'un segno di cambiamento, d'un esistenza diversa.
Le strade della terra, ora come allora son lastricate di sangue, i cadaveri cercano riposo nel pianto e nella putrefazione del sole tropicale, o morti per la decadente materia invadente ogni angolo d'un pianeta che vorrebbe urlare il proprio dolore.
Sconvolge l'esistenza che la cellula terra possa travolgerci con un alito di vento impazzito, che l'azzurro suo sangue possa erodere le coste della civiltà rendendo il paesaggio un arida distesa desertica di  grattacieli caduti nel mare, inabissati con il microscopico contenuto umanoide che innanzi all'infinito è solo misero granello di quark cosmico senza rilevanza per il tutto.
L'uomo crea l'orizzonte degli eventi, cercando di sfuggirli, guardando all'interno del buco nero che tutto ingoia, ipnotizzato da mago maligno che gioca con le nostre paure ed i desideri di conoscere l'illusorio futuro.
Gettiamo i tarocchi nel tavolo della vita, illudendoci d'avere una magica sfera che possa farci sfuggire al nostro destino, mentre egli, è in agguato in ogni angolo buio del nostro presente, pronto rapirci verso un oscuro cambiamento che può scaraventarci in un oblio di morte, o far volare oltre la coltre della materia  circondandoci d'una gioia semplice e vera sfuggente le regole del giogo della carne.
Siamo prodotti di scarto d'un rifiuto cosmico, figli parassiti d'uno starnuto iniziale che ha diffuso i suoi virus creando l'universo esistente, e come le doglie del parto è pronto ad urlare in eterno il pianto d'un travaglio senza fine.
I segni del travaglio iniziale sono innanzi a noi, nelle miserie dell'uomo che urla contratto dalle fitte renali il dolore per l'avverso destino scagliante  fulmini di Zeus verso nude creature rivestite d'illusoria sicurezza, che s'affidano al nulla per porseguire il proprio cammino, perennemente in ricerca d'un futuro che appaia diverso da quanto i libri di storia hanno sempre descritto del tristo passato: morti, massacri, sopraffazione dell'uomo sull'uomo nel nome  d'un dio punente e distruggente ogni libertà d'essere e vivere ogni istante dell'esistenza, cambiando e imparando che l'unico bene supremo è la perfezione dell'uomo che guarda al divino presente come immagine somigliante al Supremo che guarda all'ignoto con benevolenza e speranza, conscio che l'essenza dell'essere s'evolve verso vette diverse rispetto agli abissi nefasti di questo presente,  culla morente d'una società vivente come Zombi pensando d'essere materialmente eterna.

 



Marco Bazzato
Sofia (BG) 24.03.2005
Marco.bazzato@libero.it