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di Maurizio Blondet
Può succedere fra poco anche a Milano. Il
signor Mario Brambilla passa davanti al cartellone pubblicitario di un
film; ovviamente, gli scappa l’occhio su Sharon Stone, che sul
cartellone appare non proprio vestita. Il cartellone, che è infarcito
di microscopici sensori elettronici, “coglie l’occhiata”.
Automaticamente, si collega al cellulare in tasca al signor Brambilla e
manda un sms: con indirizzo e orari della sala più vicina dove quel
film è in programmazione. Con l’offerta di prenotare una poltrona per
il prossimo spettacolo; basta inviare un sms a un dato numero.
Il signor Brambilla, tentato, esegue. Altro sms: c’è un ristorante
vicino al cinema, vuol prenotare per il dopo-spettacolo?
Poco dopo, lo stesso cartellone “riconosce” la signora Lucia Rossi,
che sta passando sul marciapiede, sempre grazie al telefonino che la
signora ha in borsetta. Pescando in un enorme archivio elettronico, il
cartellone scopre istantaneamente che la signora Rossi ha 42 anni ed è
insegnante d’inglese. Perciò le manda un sms che offre la visione del
film in lingua originale. Alla proposta è collegata una
“promozione”: una crema antirughe, guarda caso, per quarantenni. Se
la signora Rossi compra (con sms dal cellulare) un biglietto per il
film, riceverà (via sms) un buono sconto per un vasetto di crema.
Non è fantascienza. È uno degli esperimenti che l’industria
pubblicitaria sta già eseguendo in vari Paesi del mondo, per
bombardarci di annunci e consigli per gli acquisti “su misura”. In
Giappone, una campagna invita i passanti a fotografare col loro
telefonino (munito ovviamente di videocamera) certi cartelloni
pubblicitari, in cui sono stampati dei codici a barre. Chi lo fa, da
quel momento è “catturato” per sempre: sullo schermo del suo
cellulare appariranno a ripetizione... ...immagini e slogan che lodano
un infinito numero di prodotti, inviti a partecipare a concorsi,
proposte d’acquisto, voli last-minute e offerte speciali. C’è una
strada di Tokio in cui chi passa si trova di colpo circondato - miracolo
di proiettori elettronici e della foto al laser - da farfalle luminose
che svolazzano insieme al marchio Kanebo (una ditta di cosmetici);
farfalle e marchio si muovono secondo i movimenti delle braccia del
passante; telecamere nascoste ne riprendono le reazioni.
Da qualche mese a Caen in Francia circolano 300 cittadini, cavie
volontarie, che sono stati muniti di un cellulare con tecnologia Rfid:
grazie a cui sono seguiti passo passo, studiate le loro reazioni davanti
ai manifesti pubblicitari, sorvegliati nei loro acquisti, incitati dai
soliti sms a comprare questo e quello. Le loro azioni sono archiviate
elettronicamente e studiate da France Telecom e da Clear Channel (un
network tv) per ricavarne un “profilo di consumo personale”. La
Lm3Labs, una società fondata da scienziati del Cnrs (il Consiglio
nazionale delle scienze francese) sta perfezionando un software di
trattamento d’immagini per identificare ogni persona che si ferma,
anche per un istante, a guardare una pubblicità: il cartellone, che è
un pannello interattivo, “riconosce” la persona dal segnale emesso
dal suo cellulare (anche spento), o dal chip elettronico delle carte di
credito che porta nel portafoglio, e immediatamente sa cosa quella
persona ha acquistato con le sue carte di credito, e dunque quali sono i
suoi gusti e preferenze. Un’altra ditta francese, l’Inria, sta
mettendo a punto programmi grazie a cui le pubblicità sulle fiancate
degli autobus possono “dialogare” coi telefonini dei passanti e dei
passeggeri.
Già oggi in Croazia basta salire sull’autobus e il prezzo del
biglietto ti viene detratto automaticamente dalla carica del tuo
telefonino. A San Francisco, Google (la ditta del motore di ricerca più
usato nel mondo) offre a tutti il collegamento gratuito senza fili (Wi-Fi)
a Internet, sicché Internet si potrà consultare sul telefonino. Ma in
cambio, bisogna accettare di essere seguiti elettronicamente in tempo
reale 24 ore su 24, e bombardati da messaggi pubblicitari mirati in base
al luogo in cui l’utente (o la vittima) si trova.
Tutto ciò sarà normale tra una decina d’anni. La pubblicità non si
limiterà ad apparire in tv o sui giornali, in attesa passiva che la
guardiamo; ci inseguirà ad ogni passo. Il mezzo con cui potrà
perseguitarci, come s’è visto, sono i nostri stessi cellulari, che
inviano un segnale (anche se spenti) e rivelano chi siamo e dove ci
troviamo. Ma presto la pubblicità “attiva” e “interattiva” potrà
“interrogare” i chips delle nostre carte di credito, della tessera
sanitaria e delle future carte d’identità elettroniche. Questi
documenti, a nostra insaputa, riveleranno tutto di noi: età, reddito,
misura del nostro conto bancario, abitudini e malattie, consumi ed
acquisti preferiti, tipo e marca dell’auto che possediamo.
Supercomputers lontani migliaia di chilometri, probabilmente
all’estero e collegati per Internet senza fili, immagazzineranno tutti
i nostri dati personali, li elaboreranno in modo da delineare il nostro
profilo psicologico individuale. A disposizione delle agenzie
pubblicitarie.
“Il nostro scopo è arrivare a impregnare un cervello di pubblicità
mirata, senza che se ne renda conto”, ha ammesso a Le Monde Olivier
Oullier, ricercatore del Cnrs francese, ma che lavora anche per la
Atlantic University della Florida. E si lancia ad immaginare di poter
“ricostruire l’immagine a tre dimensioni del cervello” di ogni
ignaro consumatore, usando la risonanza magnetica, una tecnica
d’indagine diagnostica che può essere usata a scopi commerciali.
“Non dico che potremo leggere nella mente della gente, ma vogliamo
arrivare a prevedere le loro reazioni”. Le nostre reazioni, gusti e
vizietti segreti di consumatori. Ma anche di cittadini: che libri
compriamo. O che giornali leggiamo. E alla fine, si può indovinare per
chi votiamo.
Insomma, è arrivato il Grande Fratello. Non la stupida trasmissione tv,
ma il dittatore totale che George Orwell descrisse nel suo tremendo
romanzo fantascientifico e utopico (o distopico) “1984”, dove
immaginò un Fuhrer socialista, appunto il Grande Fratello, capace di
osservare ogni suddito della dittatura attraverso lo schermo della tv,
che doveva restare obbligatoriamente accesa per tutte le 24 ore.
Tutto questo sta avvenendo in segreto. Perché, ovviamente, le nuove
tecniche della pubblicità (“neuromarketing”, le chiamano)
comportano la massiccia violazione della “privacy”. Negli Stati
Uniti è nata un’associazione volontaria di autodifesa dei
consumatori, chiamata Commercial Alert, che si prepara a combattere il
neuromarketing a forza di azioni legali. Un’altra associazione
chiamata Caspian (Consumers against Privacy Invasion and Numbering) sta
facendo già causa alla Levi Strauss. La celebre fabbrica di blue jeans
ha infatti sostituito sui propri capi le vecchie targhette col prezzo e
i codici a barre, con targhette “attive” Rfid, che via radio
segnalano automaticamente al magazzino ogni vendita. Ma possono anche
collegare il pantalone venduto con la carta di credito del compratore.
Questo “incrocio dei dati” apre possibilità infinite di intrusione
nella vita privata di ciascuno.
Ma intanto, già migliaia di altri americani entusiasti di questo
discutibile progresso, si sono fatti impiantare sotto-pelle un microchip
che segnala via radio l’identità del portatore (e tutti i suoi dati
personali) ad appositi apparecchi riceventi, che possono essere le porte
elettroniche dei grandi magazzini e degli aeroporti, ma anche di
ministeri ed altri enti. Sostituisce la carta d’identità e in futuro
le carte di credito, dicono gli entusiasti.
Ma diversi gruppi evangelici protestanti vedono in questa innovazione un
complotto del potere. Anzi peggio: l’avverarsi del Regno
dell’Anticristo, profetizzato nell’Apocalisse. Dove si parla del
“marchio della Bestia”, imposto dall’Anticristo “sulla mano e
sulla fronte di ciascuno”: il famoso “666”. Senza cui, dice
l’Apocalisse, “nessuno può vendere né comprare”.
[Data
pubblicazione: 07/05/2006]
Fonte: http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=58829,1,1
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