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Bush2 può fare a meno dell'ultima colomba

editoriale de "il Riformista"

Colin Powell aveva da tempo annunciato che un secondo mandato non faceva per lui. Come sempre, gettava la responsabilità sulla moglie che lo voleva accanto. Chi non lo voleva più accanto a sé non era tanto George W. Bush, quanto il resto dello staff che in questi anni ha trasformato la politica estera in una ancella della politica di sicurezza. I suoi conflitti con Donald Rumsfeld sono noti e documentati da Bob Woodward il cui libro si dice ispirato (o quanto meno nutrito di informazioni) proprio da Powell. Meno teso il rapporto con Condoleeza Rice, ma resta il fatto che con il generale nero di origine giamaicana, il vincitore della prima guerra del Golfo, vola via l’ultima colomba. Chi ne prenderà il posto? Fino a ieri sera, in pole position era proprio la Rice (anche se i più la vedono al Pentagono perché è probabile che Rumsfeld lasci) o John Danforth attuale ambasciatore all’Onu. A Washington da tempo si dice che Danforth è destinato a una posizione importante, probabilmente proprio il dipartimento di Stato, dopo che segretario alla giustizia al posto di Ashcroft è stato nominato Alberto Gonzales. Danforth è un duro e l’ha dimostrato al palazzo di Vetro o ancor prima come inviato speciale nel Darfour dove ha accusato gli europei di chiudere non uno, ma entrambi gli occhi di fronte al genocidio. Dunque, da questa sponda dell’Atlantico, nessuno stapperà champagne. Tanto meno a Parigi. Senza contare che Danforth è un religioso, impasto tutto americano tra avvocato e teologo, membro del consiglio della cattedrale di Washington. Dunque, dai neo-con ai teo-con.
La direzione di marcia della politica estera di Bush 2 andrà verificata nei fatti. E i realisti, tra i quali il loro maestro Henry Kissinger, insistono che gli Stati Uniti, per quanto potenti, non potranno creare da soli il Nuovo ordine mondiale. Ma una cosa appare certa: sia che vada la Rice sia che tocchi a Danforth, la sede di questo Nuovo ordine non sarà l’Onu. Né l’Unione europea ne sarà il «secondo pilastro». Semmai la Nato. Ma anche questo è tutto da verificare. E’ più probabile che gli Usa cerchino alleati à la carte, cioè si alleino «realisticamente» direbbe Kissinger, con chi meglio si sposa con il perseguimento del loro interesse nazionale. E’ un dato di fatto, scritto nero su bianco nella «dottrina Bush». Per riagganciare gli Usa bisognerà convincerli, nei fatti, che l’Europa è indispensabile alla loro sicurezza così come gli Stati Uniti sono stati (e restano) indispensabili alla sicurezza dell’Europa.
It’s a long way to Tipperary.

martedì 16 novembre 2004

 


Fonte: www.ilriformista.it