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«Se dici una menzogna enorme e continui a ripeterla,
prima o poi il popolo ci crederà. La menzogna si può mantenere per il tempo in
cui lo Stato riesce a schermare la gente dalle conseguenze politiche, economiche
e militari della menzogna stessa.
Diventa così di vitale importanza per lo Stato usare tutto il suo potere per
reprimere il dissenso, perché la verità è il nemico mortale della menzogna e,
di conseguenza, la verità è il più grande nemico dello Stato».
Joseph Goebbels
Ministro della Propaganda della Germania nazista (1933-1945)
In questi giorni l'opinione
pubblica internazionale e molti governi del pianeta attendono con angoscia lo
scatenarsi, da un momento all'altro, della guerra statunitense contro l'Irak,
conflitto annunciato, giustificato e pilotato dai media che fanno capo agli
apparati dell'alta finanza. Dei molti analisti che tengono d'occhio la
situazione ben pochi sono riusciti a rilevare le ragioni reali che determinano
questa crisi e i veri obiettivi dell'azione in fieri.
Controllo diretto delle risorse ed
espansione geostrategica a parte, la famiglia dei petrolieri Bush e il
management politico-finanziario del nuovo ordine mondiale seguono da mesi
con crescente panico l'evoluzione dell'euro, la nuova moneta che fino a poco
tempo fa consideravano con un sorriso di compatimento. Quali le ragioni di
questo stato d'allarme?
Per rispondere alla domanda è necessario, a nostro parere, considerare la
successione degli avvenimenti che seguono facendo attenzione alle date.
Già nel novembre 2000 il governo dell'Irak decise che, nelle sue future
transazioni commerciali riguardanti le vendite di idrocarburi, il dollaro
sarebbe stato sostituito dall'euro. Immediatamente dopo l'entrata in vigore
della nuova moneta europea le intere riserve irakene, ammontanti a 10 bilioni di
dollari depositati alle Nazioni Unite nel quadro del programma "Oil for
food", furono convertite in moneta europea.
Ricordiamo che l'Irak è il paese considerato come la seconda riserva di
petrolio al mondo dopo l'Arabia Saudita.
Nonostante la conseguente perdita di valore dei depositi irakeni (fino a poco
tempo fa l'euro era deprezzato rispetto al dollaro), le notizie su quanto era
accaduto furono, naturalmente, tenute accuratamente nascoste
dall'amministrazione statunitense, da Wall Street e dagli organi
d'informazione, nel timore che potessero influenzare pesantemente gli
orientamenti degli investitori e i livelli di spesa dei consumatori (1).
Adesso, naturalmente, con il rapporto dollaro/euro capovolto, il valore delle
riserve irakene è notevolmente aumentato.
La diffusione di simili notizie avrebbe rischiato di veder aumentare la
richiesta per nuove politiche energetiche meno dispendiose, attivare lo
sfruttamento di fonti alternative a quelle petrolifere, richiedere un maggior
rispetto dell'ambiente, ecc.
La mossa irakena puntava, ovviamente, ad ammorbidire la linea degli USA
sull'embargo ed a stimolare l'azione politica dei paesi europei favorevoli al
ridimensionamento o all'abolizione delle sanzioni.
Va precisato a questo punto che l'economia statunitense è strettamente legata
al ruolo del dollaro come moneta d'interscambio internazionale e nel caso questo
ruolo venisse meno all'improvviso l'intero suo funzionamento andrebbe in crisi
(2).
La presenza di sempre più massicce forze armate degli USA nell'area del Golfo
Persico ha dunque lo scopo non solo di far pagare a Saddam Hussein questo
pericoloso sgambetto economico ma anche di servire come monito permanente agli
altri paesi dell'OPEC, come Iran (3) e Arabia Saudita, che stanno valutando con
interesse una analogo escamotage.
In Iran la proposta di cambio valuta è stata analizzata dalla Banca Centrale e
se presentata al parlamento la sua approvazione è data per scontata. I
parlamentari iraniani ritengono infatti che una simile soluzione sia logica
essendo l'euro più conveniente del dollaro. Come dimostra l'operazione decisa
nel corso del 2002, quando molte delle riserve in valuta della Banca Centrale
Iraniana sono state cambiate da dollari a euro (4).
Secondo il deputato Mohammed Abasspour, membro della Commissione Parlamentare
per lo Sviluppo, le riserve cambiate superano ormai il 50% e il rafforzamento
dell'euro porterà ai
paesi asiatici, in particolare a quelli esportatori di greggio, un'opportunità
nuova per creare legami più forti con i paesi membri dell'Unione Europea.
Inoltre Abasspour ritiene che il commercio mondiale attualmente monopolizzato
dal dollaro possa essere ridimensionato dalla diffusione dell'euro a beneficio
della concorrenza e dell'intero mercato. Sono così facilmente comprensibili i
motivi per cui l'Iran viene collocato subito dopo l'Irak nell'elenco dei paesi
canaglia sui quali attivare la "guerra al terrore"(5).
Agli inizi di dicembre 2002, senza che niente lo facesse presagire, anche un
altro dei paesi del cosiddetto asse del male, la Corea del Nord, annunciava
ufficialmente il passaggio alla nuova valuta europea per i suoi commerci (6). La
scelta di questo paese, di struttura economica estremamente precaria, non potrà
provocare, comunque, un danno economico significativo agli USA, ma è un
ulteriore segnale.
Il comportamento politico-militare statunitense dopo l'11 settembre 2001,
diplomaticamente rozzo ed irrispettoso dei trattati, ha trasformato le simpatie
internazionali, già per altro esistenti ma fortemente accentuate dalla
tragedia, in un malcelato antiamericanismo che affiora anche tra gli alleati più
tradizionali (7).
Uno studio della defunta Enron aveva identificato l'area del mar Caspio come una
riserva potenziale di 200 bilioni di barili di petrolio: su questo studio era
basato il piano energetico di sviluppo petrolifero voluto dal vice Presidente
petroliere Dick Cheney, tendente a favorire i paesi di quella zona che non
appartengono al cartello dell'OPEC (8). Per attuare il disegno era necessario il
controllo del territorio afgano, insostituibile via per il trasporto del
greggio. Dopo la rottura delle trattative con il governo dei talebani, portate
avanti ignorando le sanzioni dell'ONU (9) e la tragedia dell'11 settembre Bin
Laden veniva designato come il nemico più pericoloso e iniziava l'attacco all'Afganistan.
Soltanto ad invasione avvenuta studi più accurati dimostravano l'inattendibilità
del rapporto Enron quantificando le riserve dei paesi dell'area del Caspio in
non più di 20 bilioni di barili di un petrolio di scarsa qualità e ad elevato
contenuto sulfureo.
L'imponente intervento militare perdeva così il suo scopo e veniva
silenziosamente smobilitato, alla faccia della caccia allo sceicco del terrore.
Così, la giunta Bush provvedeva velocemente a sostituire, come nemico
principale, Bin Laden con Saddam Hussein, ovvero l'Irak, le sue risorse e le sue
decisioni economiche.
La situazione economica interna statunitense scossa dai continui scandali, di
cui quelli dell'Enron e della Worldcom sono soltanto la punta dell'iceberg, ha
spinto altri paesi tra i quali la Cina, il Venezuela e la Russia a diversificare
le loro riserve di valuta straniera e a convertirle parzialmente in euro (10).
Voci insistenti danno all'ordine del giorno della prossima assemblea di Vienna
dei paesi aderenti all'OPEC, la discussione sulla sostituzione della valuta di
riferimento. Numerosi Paesi che scarseggiano di riserve in dollari guardano con
crescente attenzione le diversificazioni attuate dal Venezuela e i suoi accordi
con altri 12 paesi per stabilire nei loro commerci la formula del baratto.
Nell'aprile 2002, poco dopo queste decisioni, è fallito un tentativo di colpo
di stato appoggiato dall'amministrazione Bush contro il presidente venezuelano
Hugo Chavez Frias (11).
Il diplomatico venezuelano Francisco Mieres-Lopez ha confermato come un anno
prima di questi minacciosi tentativi il governo del Venezuela aveva iniziato a
valutare la possibilità di passaggio all'euro.
Ricordiamo che il Venezuela è il quarto grande paese produttore di petrolio e
gli attentati alla sua destabilizzazione, portati avanti in questi mesi dalle
elites economiche interne e dalla oligarchia petrolifera Bush/Cheney, poggiano
sul tentativo di privatizzare le sue risorse, tentativo che, gli accordi
commerciali basati sul baratto promossi dal presidente Chavez e dalle
prospettive di passaggio all'euro, rischia di togliere al dollaro il predominio
nelle transazioni.
Con la decisione di allargare l'Unione Europea a dieci altre nazioni è previsto
per il 2004 un prodotto interno lordo della UE di 9,6 trilioni di dollari e una
popolazione di 450 milioni di cittadini, una concorrenza formidabile per gli USA
che allora avranno 10,5 trilioni di dollari di prodotto interno lordo con 280
milioni di cittadini.
Durante una sua visita in Spagna nell'aprile 2002 Javad Yarjani, capo del
Dipartimento Analisi del Mercato Petrolifero dell'OPEC ha illustrato lo scenario
economico internazionale dal punto di vista della sua organizzazione (12).
Yarjani ritiene un'anomalia il fatto che il dollaro domini il commercio mondiale
superando la percentuale di esso condivisa dagli USA mentre i paesi dell'euro
detengono una percentuale superiore con economie più sane e posizioni contabili
e di bilancio più equilibrate. Questo è dimostrato dai legami commerciali
sempre più stretti tra Paesi membri dell'OPEC e l'area dell'euro dalla quale
vengono importati oltre il 45% dei beni.
L'alto funzionario non ha escluso che in futuro l'OPEC possa decidere l'adozione
dell'euro.
E' indicativo sottolineare come le sue dichiarazioni siano state in qualche modo
segnalate da alcuni organi d'informazione europei ma accuratamente ignorate
dalla stampa statunitense.
C'è da aggiungere come un completo successo internazionale dell'euro-moneta
potrebbe ricevere la spinta definitiva alla sua adozione anche da parte della
Gran Bretagna, che per il momento rimane in una posizione estremamente ambigua.
Per potersi cautelare da simili svolte l'amministrazione statunitense ha scelto
come misura urgente e rapida la soluzione di sostituire Saddam Hussein con una
nuova amministrazione fantoccio in grado di cancellare la scelta irakena sulla
nuova moneta europea e riadattare la valuta precedente.
A quel punto gli altri paesi dell'OPEC verrebbero tenuti tranquilli iniziando
una massiccia produzione del petrolio irakeno in modo da superare le quote
fissate dal cartello: questa politica ridurrebbe di conseguenza il costo per
barile e smantellerebbe così il sistema di controllo dei prezzi praticato
dall'OPEC fino ad arrivare a provocare il collasso di questa organizzazione
(13). Alla prossima riunione di Vienna i paesi membri dell'OPEC ci andranno
avendo chiare le conseguenze di una simile prospettiva. Non è escluso quindi
che la manovra di autodifesa possa essere il cambiamento della valuta di
riferimento sulle transazioni petrolifere.
Nel caso in cui tutti i paesi aderenti all'OPEC decidessero di preferire la
valuta europea rispetto al dollaro le banche centrali dei paesi consumatori
dovrebbero disfarsi della valuta statunitense presente nelle loro riserve per
sostituirla con gli euro. Una simile decisione comporterebbe una perdita
immediata del valore del dollaro, stimata tra il 20 e il 40%: il che aprirebbe,
di conseguenza, la strada ad una massiccia inflazione interna agli USA e
provocherebbe situazioni economiche da Terzo mondo, simili a quelle attuali in
Argentina.
Questa decisione segnerebbe anche la fine dell'egemonia del dollaro e della
predominanza mondiale degli USA.
L'unica via estrema che rimane al governo Bush per evitare questa catastrofe è
l'estensione della sua egemonia militare in appoggio alla sua egemonia economica
(14).
Qualunque tentativo di Paesi del Medio Oriente e dell'America Latina membri
dell'OPEC di transizione verso l'euro scatenerebbe l'azione militare
statunitense. Un'azione mascherata da guerra al terrore con la quale
l'amministrazione Bush sta coprendo la verità dei fatti (15).
Mentre l'opinione pubblica statunitense sembra restare impotente di
fronte al collasso economico del Paese dovuto alla massiccia manipolazione del
debito, agli inopportuni tagli delle tasse, ai deficit dei bilanci, agli abusi
delle multinazionali, all'insostenibile espansione del credito, al crollo dei
risparmi, al record dell'indebitamento personale, eccetera (16).
Per quanto riguarda il fronte esterno
una parte dell'opinione pubblica internazionale ha già mostrato di non
tollerare che gli USA impongano la loro forza militare su quelle nazioni sovrane
che vogliono decidere liberamente il loro futuro e le loro scelte economiche.
Rimangono tuttavia molti i cittadini, fra i quali c'è la gran massa degli
americani, tenuti lontani dalla realtà con l'uso della tecnica goebbelsiana.
Ma la pratica dell'informazione sempre più funzionale al grande potere, sempre
più sfacciatamente bugiarda, angosciante e distorta, non potrà che produrre,
nella comunità planetaria, sbandamento e confusione.
E aumenterà progressivamente la sfiducia nelle istituzioni democratiche,
che appariranno sempre più strutture al servizio delle colossali consorterie
economiche del globo.
Lasciamo queste frettolose note -
scritte in una atmosfera che ha l'orrendo odore della guerra - alla riflessione
dei lettori. Accompagnandole con una citazione scritta quando la giovane
democrazia americana stava consolidandosi ed esportava nel mondo la speranza di
un mondo più giusto e migliore:
«Se
una nazione si aspetta di essere ignorante e libera, essa immagina quello che
mai è stato e mai sarà. Il popolo non può essere sicuro senza informazione.
Quando la stampa è libera, e ogni uomo è in grado di
leggere, tutto è sicuro».
Thomas Jefferson, Presidente degli Stati Uniti dal 1801-1809
RIFERIMENTI
1- Recknagel, Charles, 'Iraq: Baghdad Moves to Euro' (November 1, 2000) www.rferl.org/nca/features/2000/11/01112000160846.asp
2- W. Clark "The Real but Unspoken Reasons for the Upcoming Iraq War"
(Sunday 26 Jan 2003) www.indymedia.org/print.php3%20%20article_id=231238
3- Gutman, Roy & Barry, John, Beyond Baghdad: Expanding Target List:
Washington looks at overhauling the Islamic and Arab world (August 11, 2002)
www.unansweredquestions.net/timeline/2002/newsweek081102.html
4- 'Economics Drive Iran Euro Oil Plan, Politics Also Key' (August 2002)
www.iranexpert.com/2002/economicsdriveiraneurooil23august.htm
5- "Forex Fund Shifting to Euro, " Iran Financial News, (August 25,
2002) www.payvand.com/news/02/aug/1080.html
6- Gluck, Caroline, "North Korea embraces the euro" (December 1, 2002)
http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/asia-pacific/2531833.stm
7- "What the World Thinks in 2002 : How Global Publics View: Their Lives,
Their Countries, The World, America" (2002) http://people-press.org/reports/display.php3%20%20ReportID=165
8- Pfeiffer, Dale, "Much Ado about Nothing -- Whither the Caspian Riches"
(December 5, 2002) www.fromthewilderness.com/free/ww3/120502_caspian.html
9- Jean Charles-Briscard & Guillaume Dasquie, "The Forbidden Truth:
U.S.-Taliban Secret Oil Diplomacy, Saudi Arabia and the Failed
Search for bin Laden", Nation Books, 2002.
10- "Euro continues to extend its global influence" (January 7, 2002)
www.europartnership.com/news/02jan07.htm
11- Birms, Larry & Volberding, Alex, "U.S. is the Primary Loser in
Failed Venezuelan Coup", Newsday (April 21, 2002). www.coha.org/COHA%20_in%20_the_news/Articles%202002/newsday_04_21_02_us__venezuela.htm
12- "The Choice of Currency for the Denomination of the Oil Bill,"
Speech given by Javad Yarjani, Head of OPEC's Marketing Analysis
Department (April, 2002) www.opec.org/NewsInfo/Speeches/sp2002/spAraqueSpainApr14.htm
13- Dr. Ali, Nayyer, "Iraq and Oil, " (December 13, 2002)
www.pakistanlink.com/nayyer/12132002.html
14- Golf, Stan, "The Infinite War and its Roots, "
www.fromthewilderness.com/free/ww3/082702_infinite_war.html
15- Gore Vidal, "Le Menzogne dell'Impero", Fazi Ed., Roma, 2002
16 - Gore Vidal, "La Fine delle Libertà", Fazi Ed., Roma, 2002
Fonte: www.storiain.net
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