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Costituzione Europea, se la conosci la eviti



di Marco Bazzato

Europa? No grazie!!
È questo l'orror motiv dopo la seconda bocciatura referendaria, dove l'Olanda ha seguito a ruota il responso francese con esiti ancora più drammatici, mettendo in dubbio l'idea stessa di Unione Europea. I cittadini di due dei paesi fondatori hanno dimostrato che la volontà politica non sempre coincide con la volontà dei cittadini, evidentemente stanchi delle  promesse non mantenute e dei costi insostenibili che gravano sulle tasche di tutti, non sentono più che le sedi comunitarie possano rappresentare degnamente le istanze nazionali e locali.
L'Unione Europea non sarà destinata al fallimento, ma dovrà essere ridisegnata secondo la volontà dei cittadini, non dei tecnocrati, perché il concetto stesso de "Lo dice l'Unione Europea, Bruxelle lo vuole, è per il bene dell'Unione", ha portato i cittadini delle due nazioni che si sono espresse, a palesare l'insoddisfazione nel sentirsi anche economicamente insicure, perché nel breve e nel lungo termine non si vede via d'uscita alla situazione di stagnazione economica Europea che continua con l'emoragia di posti di lavoro e di industrie delocalizzate in Cina. 
Ci sono state anche dei capi che si sono cosparsi di cenere, imputando la colpa del fallimento alla scarsa conoscenza della costituzione stessa, che non sarebbe stata capita nella sua integrità e profondità, ma il cittadino medio, non essendo un leguleo, guarda a quanto ogni fine mese rimane nelle proprie tasche, e quando le correnti d'aria nei portafogli raggiunge i limiti della tolleranza fisiologica, appena ha la possibilità dimostra il disappunto per come la classe politica, nazionale ed europea gestisce l'unione stessa, che ogni giorno di più appare un oligarchia di potentanti economici e commerciali, dove i quattrocentocinquanta milioni di cittadini, sono visti come utenti di servizi, o consumatori di interscambi internazionali che impoveriscono le realtà locali, costrette a limitare le proprie produzioni a favore di quelle importante, per continuare il vorticoso giro dell'economia virtuale, che mostra la corda, e l'aleatorietà stessa dei confini sempre aperti per le merci, ma chiusi alle richieste di sicurezza sociale, economica, previdenziale dei servizi.
Ripensare all'Europa, non come entità tecnocentrica, ma come entità federale, dove ogni Stato mantiene il controllo del territorio nazionale, soprattutto a livello sociale, e delle realtà locali che caratterizzano le nazioni stesse, collaborando per la crescita comune, non come volontà imposta dall'alto, ma come bisogno d'aggregazione multiculturale, che fa prevalere gli europei come società aggregata che genera spinta propulsiva di crescita locale, nazionale ed internazionale.
L'Unione Europea sembra in questo momento un immenso moloch burocratico che rischia di morire soffocata nel sonno della ragione mentre compie i primi vagiti, strozzata dall'ingordigia economica, perché ha messo in secondo piano le necessità dei cittadini e i bisogni primari.
Si ha la sensazione d'assistere ad un invasore virtuale che bussa alle porte di casa, imponendo usi, costumi, leggi teoricamente uguali su ogni realtà locale dell'Europa, senza tener conto delle differenze esistenti tra le culture e i sistemi di vita, e d'aggregazioni popolare e culturale, e questo induce a pensare sempre di più alla volontà d'avere un"Omologazione imposta."
Una democrazia forte locale, nazionale o internazionale, vive nella spinta propulsiva che nasce dal basso, non come mantello impositivo che guida e conduce, arroccata in città fortezze, distanti dal vivere quotidiano.
I legislatori, nazionali, ed europei hanno avuto troppa fiducia in se stessi, credendo che le volontà ristrette siano accettate senza dubbi, ma il popolo è sovrano,  e quando gli viene dato la possibilità d'esporre nel segreto della cabina elettorale la propria opinione, sa esprimersi liberamente,  impermeabili agli appelli politici che vorrebbero condizionare i cittadini solo verso le istanze "dell'altro."
Si avvicinano tempi difficili, perché da una parte, bloccare il processo Europeo, significa riportare le lancette della storia indietro di decenni, ma dall'altra, continuare nella medesima direzione, senza tener conto dei segnali ricevuti, equivale al suicidio politico in patria e nell'Unione, correndo il rischio di generare una frattura insanabile tra la società civile la politica, che se  proseguisse nella strada intrapresa e palesemente bocciata,  farebbe nascere il sospetto di un'imposizione strisciante della volontà d'aggregazione di pochi, a dispetto dei bisogni dei cittadini, che sentono gravare sulle loro teste i costi di queste mega fusioni internazionali, che come le fusioni industriali, creano fasce ristrette di nuovi ricchi, e divari sociali sempre più ampi, e come nei licenziamenti dovuti alle sinergie di scala, gettano sulla strada strati sempre più ampi della popolazione indifesa e schiacciata.

Marco Bazzato
Marco.bazzato@libero.it
  Sofia (BG), 03.06.2005
www.insight-mv.com


Intervento di Marco Bazzato
Delegato Italiano
alla conferenza Internazionale
dei Poeti e Scrittori
Sofia (BG) 26-29 maggio 2005


Desidero ringraziare il professor Zachari Zachariev, la Fondazione Slaviani, il Signor Nikolai Petev, l'associazione Nazionale Poeti e Scrittori Bulgari, e il Signor Lubomir Levcev per avermi invitato a rappresentare l'Italia.
Sento però il peso di questa responsabilità, dopo essermi reso conto dei nomi che hanno parlato prima di me, e che hanno lasciato il segno nella letteratura Internazionale.
Al principio era il verbo, e noi poeti e scrittori, rappresentiamo quel verbo che diviene sequenza di parole muoventi il mondo.
Appartengo alla generazione fortunata che non ha visto e subito la tragedia della guerra. Tanti dei presenti hanno negli occhi non solo le immagini e gli orrori del secondo conflitto mondiale, ma anche delle troppe guerre regionali che sono ancora combattute sul piccolo terzo pianeta del Sistema Solare.
Viene da domandarsi che ruolo hanno i poeti e scrittori nel frenetico mondo moderno. Possono avere due ruoli agli antipodi: cioè portare alla distruzione tramite la divisione, o condurre alla costruzione di un futuro, che oltre a commemorare e ricordare il passato, aiuti a superare gli scogli attuali, generando un pensiero e una ragione diversa.
Il collega Russo, ha giustamente menzionato i mali delle religioni, che anziché unire, dividono. Noi poeti e scrittori, abbiamo la fede nella forza della parola, ma se questa fede, la trasformiamo in una religione che ci irrigidisce, diventiamo complici di quanti perpetrano nel presente, le divisioni passate.
La Bulgaria oggi, sta dando lezione di civiltà, non solo umana, ma anche etica, perché vedere seduti attorno a questo tavolo, tante nazionalità che le ideologie politiche e religiose dividono, rende onore non solo al Paese che ci ospita, ma anche a quanti, coscienti della forza dell'intelletto, sanno andare oltre gli schieramenti, guardandosi, parlandosi e confrontandosi senza paura.
Questo è non è il solo ruolo pubblico dei poeti e scrittori, perché la creazione nasce dal silenzio del foglio bianco, certi che le nostre parole non hanno solo forza ludica, ma creano movimento e sviluppo, che partendo dall'intelletto, si trasferiscono in ogni ramo del vivere quotidiano.
L'importanza della presenza della cultura letteraria, deve essere una costante e non deve soffrire di riduzioni di spazi, perché è tramite la parola che quotidianamente adagiamo sul foglio bianco, contribuiamo a creare quel movimento, che non deve essere solo di storia e memoria, ma anche di coraggio ed abnegazione per essere piccoli ma costanti mattoni che edificano un edificio diverso e privo non solo di guerre , ma anche delle cicatrici che segnano in modo indelebile la cultura e i rancori dell'uomo, portandolo a cercare scusanti per le ferite subite, per continuare nella medesima strada.
Oggi come 60 anni fa, anche se con presunte motivazioni ideologiche differenti, e/o nemici veri o arbitrariamente inventati, continuiamo a mietere vittime innocenti, sacrificate sull'altare di un olocausto diverso,  ma non per questo meno orrorifico e avvilente per tutto il genere umano, dove anziché rinnovarsi verso una crescita etica e sociale nuova, rispettosa delle individualità e delle molteplici diversità, si attacca e demonizza il presunto diverso, inducendo nella società lo spettro della paura permanente, rinnovando così la cultura della morte, invece del ciclo eterno di vita-morte-vita, in cui, noi poeti e scrittori dobbiamo essere i principali compartecipi responsabili, forti dello spirito della ragione, che tramite le nostre opere devono muovere l'uomo verso il futuro.
     Grazie dell'attenzione.


Elenco partecipanti
Al Meeting Internazionale degli scrittori
"La potenza della parola nel mondo, 60 anni
dopo la fine della seconda guerra mondiale"


Russia
Georgyi Muradov
Georgyi Priahin
Dmitryi Gorbunzov
Ekaterina Shpikolova
Vladislav Chukanov
Vladidimr Desinov
Evegenyi Evteushenko
Valeryi Alexandrovich Ivanov

Serbia e Montenegro
Surba Ignatovich
Risto Vasielvski
Velimar Kostov

Turkia
Mustapha Hatipler

Francia
Claudine Helft

U.S.A.
William Meredith
Richard Harteis

Macedonia
Acc. Gane Todorovski
Acc. Milan Dzurchinov

Kostas Kremidas
Christos Hartomacidis
Kostas Valletas

Ireland
Jack Harte

Italia
Marco Bazzato

Spagna
Manuel Munoz Hidalgo

Cipro
Helly Peonidu
Panos Peonidis

Cina
Jian Dgi Kuan
Tian Vui
Chin Van Li

Ucraina
Ivand Dranch
Micola Singaevski

Georgia
Nicolay Ivanovich Cherginez
Alezander Petrov

Israele
Shamai Golan

India
Ganga Prisad Vimal

Svezia
Carl Frederik Gildei

Siria
Heather Salfidg