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Non piace a Israele la crociata antiatomica

di Manlio Dinucci


«Nessuna delle parti, una volta entrato in vigore il Trattato, dovrà produrre materiale fissile da usare nelle armi nucleari»: così la bozza di trattato presentata il 18 maggio dagli Usa alla Conferenza sul disarmo, il forum dell’Onu a Ginevra di cui fanno parte 66 paesi. Washington lancia in tal modo una crociata «antiproliferazione» il cui principale scopo, ha detto il rappresentante Usa Stephen Rademaker, è quello di affrontare i «casi duri» di Iran e Corea del nord.
Vengono invece ignorati gli altri «casi duri», quelli dei paesi già in possesso di armi nucleari: il nuovo trattato permette loro di usare le riserve di plutonio e uranio arricchito per costruire nuove armi nucleari. Secondo le stime di Plutonium Watch, Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza) posseggono 247 tonnellate di plutonio e 1.664 di uranio arricchito per uso direttamente militare. Il grosso, rispettivamente 230 tonnellate di plutonio e 1.605 di uranio arricchito, si trova nelle riserve statunitensi e russe. Questi cinque paesi posseggono inoltre circa 1.300 tonnellate di plutonio proveniente dagli impianti civili di ritrattamento e utilizzabile a fini militari. Ciò significa che posseggono quasi 1.500 tonnellate di plutonio, sufficienti per oltre 200mila armi nucleari. Non hanno più bisogno, per ora, di produrne altro per potenziare gli arsenali.
Per di più il trattato non prevede alcun controllo né meccanismo di verifica, indispensabili all’applicazione di qualsiasi trattato, lasciando nei fatti mano libera alle cinque maggiori potenze nucleari e alle due minori (India e Pakistan). Nonostante ciò esso ha suscitato l’opposizione di Israele (membro della Conferenza sul disarmo) che, scrive Haaretz (19 maggio), «teme qualsiasi mossa possa erodere la sua politica di ambiguità nucleare e generare future pressioni sul suo programma nucleare». In altre parole Israele, unica potenza nucleare in Medio Oriente, teme che il trattato possa interferire con la sua politica di «ambiguità» consistente nel tenere le proprie armi nucleari puntate senza ammetterne l’esistenza e sottraendole al controllo internazionale (non avendo aderito al Trattato di non-proliferazione). Washington ha però «assicurato Israele che non ha niente da temere dal trattato». Uguale messaggio rassicurante è stato lanciato all’India che, in base al trattato bilaterale appena concluso con gli Usa, potrà mantenere 8 dei suoi 22 reattori nucleari, tra cui uno superveloce per la produzione di plutonio, al di fuori di ogni controllo internazionale e continuare così, anche grazie alle tecnologie fornite dagli Usa, a potenziare il proprio arsenale.
Hanno invece da temere i «casi duri» nominati da Rademaker, in particolare l’Iran che fa parte anch’esso della Conferenza sul disarmo. Il trattato prevede infatti che i governi dei paesi aderenti potranno «usare informazioni ottenute con mezzi e metodi nazionali» per scoprire violazioni commesse da altri paesi e denunciarle al Consiglio di sicurezza dell’Onu portando le «prove». Né più né meno quello che fece il segretario di stato Colin Powell quando, nel febbraio 2003, presentò al Consiglio di sicurezza le «prove» che l’Iraq possedeva armi di distruzione di massa e stava lavorando per costruire armi nucleari. Poco più di un anno dopo, nell’aprile 2004, lo stesso Powell ammise che tali informazioni, fornite dalla Cia, erano errate. Ma ormai lo scopo era raggiunto: l’Iraq era stato invaso e occupato con la motivazione di impedire che usasse le armi di distruzione di massa (di cui poi non si è trovata traccia).
Poiché anche l’Italia fa parte della Conferenza sul disarmo, che posizione prenderà il governo Prodi sul trattato proposto dagli Usa? Prima di decidere se partecipare o no alla nuova crociata «antiproliferazione», dovrebbe ricordarsi che anche l’Italia, ospitando sul proprio territorio almeno 90 bombe nucleari Usa, viola il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari.

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Fonte: http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/21-Maggio-2006/art27.html