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di Sergio Romano
Perché il Papa è contrario ad aborto o a unione
tra coniugi dello stesso sesso.
Perché molti puntano il dito contro la Chiesa e i suoi principi
affermando che debbono essere cambiati? La Chiesa propone la sua linea,
ma non mi sembra che la imponga. Non mi pare che in altre religioni (per
esempio il Buddismo) i fedeli si mettano a discutere sui principi
cardine. Allora, come si può pretendere che la Chiesa approvi l'aborto
o l'unione di coniugi dello stesso sesso, situazioni cioè che vanno
contro gli insegnamenti che da sempre vengono predicati? Quello che non
capisco è l'esigenza di chiedere cambiamenti radicali ai principi
cattolici. È giusto quindi che l'evolvere della società modifichi le
regole di condotta della Chiesa, o dovrebbe essere la società a
crescere secondo i modelli forniti da quest'ultima?
Francesco Incani
Potrei risponderle che non tutti i principi insegnati dalla Chiesa
sono dogmi e che molti di essi sono stati adattati, con il passare
del tempo, alle diverse condizioni della società umana. Vi furono
momenti, per esempio, in cui il matrimonio dei preti era consentito e vi
sono Chiese cristiane in cui lo è tuttora. Ma la sua domanda merita
qualche considerazione in più.
Come tutte le istituzioni della cultura europea, anche la Chiesa
romana è stata investita, dopo la fine della Seconda guerra mondiale,
da una forte domanda di partecipazione. I fedeli non vogliono essere
sudditi: desiderano essere cittadini e avere voce in capitolo. Per dare
una risposta a questa domanda il Concilio Vaticano II riformò la
liturgia, abolì il pulpito, volle che il sacerdote durante la messa non
voltasse le spalle ai fedeli, associò i laici ai riti, mise l'accento
sull'importanza della congregazione.
Ma la domanda di democrazia, durante il '68, divenne ancora più
impetuosa. Apparvero sacerdoti che si atteggiarono a tribuni della
plebe e assunsero atteggiamenti popolareschi. Apparvero vescovi che non
esitavano a manifestare con i loro fedeli per la pace, per l'ambiente,
contro la fame nel mondo. Apparvero associazioni di fedeli che
pretendevano di conciliare la fede con le loro preferenze sessuali e le
loro trasgressioni quotidiane.
Queste tendenze furono indirettamente incoraggiate dalla politica
ecumenica di Giovanni XXIII e Paolo VI. Se il dialogo con le Chiese
protestanti è auspicabile (così argomentavano molti cattolici), perché
non accogliere alcune delle loro riforme?
Quando fu eletto al papato, Giovanni Paolo II cercò di restaurare
l'ordine. E quando si accorse che alcuni ordini religiosi sembravano
decisi ad assecondare l'onda modernizzatrice del Concilio, si appoggiò
su alcuni grandi movimenti popolari, veri e propri partiti di massa del
Cattolicesimo militante: Comunione e liberazione, i focolarini, i
catecumenali. Anche questo fenomeno può considerarsi per certi aspetti
democratico, ma nello spirito di quelle democrazie autoritarie che
cercarono di organizzare e utilizzare le masse nel periodo fra le due
grandi guerre mondiali. Da allora il Papa fa una coraggiosa e tenace
battaglia di retroguardia contro la democrazia di base della Chiesa
cattolica. Ma il caso Buttiglione dimostra che non deve battersi
soltanto contro i laici e i «voltairiani». Deve battersi anche contro
una parte importante del mondo cattolico.
Fonte:
www.panorama.it
8/11/2004
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