HOME

Articoli

Libreria

Forum

Contatti

Note

Natura e dualistica dell'uomo



di Marco Bazzato


Rivedere antiche tesi catare, manicheistiche e bogomile alla luce dell'uomo moderno, è essere un esercizio intellettuale per osservare l'essere umano, l'essenza, la materialità corporea in un ottica che offra spunti di riflessioni sul pensiero materiale che circondano il quotidiano.
L'uomo come demone ingabbiato in un corpo materiale, dove le aspirazioni più grandi sono vincolate dal peso della carne, onnibulate dalla necessità d'essere competitivi in una società che lo usa come un portatore asettico di forza lavoro, depauperato della possibilità d'elevarsi a livello di coscienza e conoscenza oltre la soglia del quotidiano. Diventa imperativo mettere in luce quanti tendono a riportare l'uomo ed i valori primari verso gli istinti più bassi, non protesi verso l'esistenza, ma verso la sopravvivenza.
La società del relativismo Darwinista esasperato è intessuta della legge del più forte, ancor più presente rispetto ai secoli passati, schiacciante l'individuo sotto la coltre d'influssi materiali, dove alla dotazione di serie dell'uomo si  sono aggiunti valori che portano alla ricerca della valorizzazione istantanea nel processo del vissuto.
Questo rielabora antiche tesi dove lo spirito-anima è sfrattato dalla sede umana, imprigionandolo in forme-informi che il narcisismo materialista non porta ad accettare come realtà regale dell'atto procreativo, ma che abbisognano di correzioni e manipolazioni pre-post procreative permanenti onde mantenere intatta l'idea d'immortalità.
L'uomo contemporaneo è staccato dall'archetipo dell'architetto, rimuovendo il rito di transito vita-morte-vita che fa dell'esistenza unicità soggettiva nella scala della creazione, trasmutato tramite l'uso distorto dello scema alchemico in oggetto d'uso.
Il disfacimento della carne è vissuto come colpa degli eventi avversi che la natura scaglia sull'uomo, e anziché muoversi sull'onda dell'evento, volge verso un anti tempo immobile, fallacemente eterno.
La selezione del Darwinismo sposta le masse tramite la manipolazione forzosa degli intelletti, verso le necessità dell'elisir dell'immortalità, che s'arresta innanzi alla vecchiaia improduttiva, all'impossibilità d'essere oggetti, schiavi competitivi nel frenetico movimento del mercato.
Dalla catena di montaggio umana escono soggetti lobotimizzati, privi d'indirizzo personale e sociale, che s'inchinano innanzi al vitello dorato, manipolati ad uso e consumo le gommose tavole della legge deprivate della giustizia, svilita dei valori fondamentali, applicatante la legge del "principe del mondo" prostrandosi ad esso incondizionatamente.  
La gabbia uomo mostra i segni della necrosi, il principio di Vita è subordinato al principe relativista della virtualizzazione economica, il transito dell'uomo su quest'informe Terra piegato alle volontà di un chip digitale, ad un timbro indelebile che mostra l'esistenza, perché l'aspetto visuale dell'uomo è secondario rispetto all'uomo stesso.
Si è scerpa della tastiera che rende immobili innanzi alla velocità con qui trasmettiamo i pensieri, si trasferisce da un capo all'altro del mondo l'inesistente moneta fotonica, e come deflagrazione nucleare fa decadere Stati, Nazioni, sistemi asserviti all'altro, nel nome del libero scambio.
Siamo su un'auto senza autista, dormienti nel viaggio della vita, illusoriamente persi nella credenza che altri conducano il mezzo, affidando i raccolti a rettili che mai hanno piegato la schiena per diserbare campi resi sterile da piante e sementi creati dalla voracità di pochi, e come avvolti famelici lusingano nascosti in soffocanti cravatte, per portare nei loro silos virtuali i frutti dei raccolti d'una vita, svegliandosi negli ultimi giorni scoprendo il conducente assente, e che la virtualità ha rubato le messi, stoccate da agnelli nascondenti il ghigno dell'avvoltoio artigliante le prede, schiave ubbidiente ai voleri supremi giungenti dal Capo del Mondo.
L'inganno è merce di scambio quotidiana, baratto tribale che s'arricchisce di nuovi riti antichi, dove la vittima è l'essenza dell'uomo, affamato nella carne, attaccato, denigrato, seviziato nella povertà indotta dai servi neri, che con pretesti d'illuminare verso nuovi baratri di presunta felicità, prostrano l'uomo alla servitù cui tutti nella prigionia mortale della carne si è costretti ad essere dannati.

Marco Bazzato
Sofia (BG), 30.03.2005
Marco.bazzato@libero.it

***

 

 


 
Fonte: Marco Bazzato