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di
Marco Bazzato
Abbiamo un presidente del consiglio guerrafondaio,
che a destra e a manca, va a predicare la pace, manda i nostri soldati
in Libano per sminare le bombe a grappolo e le mine inesplose
israeliane, e poi con al seguito un esercito di ministri e imprenditori,
apre le porte alla Cina, accusata di fare dumping economico sul tessile
e sulle calzature, incitando la vendita d'armi al paese più popoloso
del mondo, nemico dei diritti umani fondamentali, e di qualsiasi
religione che non sia preventivamente approvata dagli organi di stato.
C'è da chiedersi se questa ipocrisia economica faccia bene all'immagine
dell'Italia, e al ruolo internazionale a cui la nazione dovrebbe
aspirare. Ma si sa, non dire alla destra quello che fa la mano sinistra.
Ed in questo caso abbiamo il classico esempio di pressapochismo politico,
dove l'interesse nazionale delle nostre industrie degli armamenti,
vorrebbe avere il sopravvento sull'interesse umano di pace.
Per fortuna l'Unione Europea ha freddato la proposta del nostro primo
ministro, liquidandola come fuori luogo e inappropriata.
Nessuno di noi ha dimenticato il massacro di Piazza Tienamen del 1989,
quel giovane davanti al carro armato che cercava con le braccia
sollevate al cielo, d'arrestare l'imponente mezzo militare con la sola
forza della ragione, ma Prodi ora, e Berlusconi prima, hanno dimenticato
quella piccola e insignificante faccenda. Ma forse il sogno di qualche
industriallotto delle armi, è quello di vedere il proprio carroarmato
Mady in Brianza che schiacci nel paese asiatico qualche innocente,
orgoglioso per l'efficacia dell'industria nazionale.
Naturalmente, si può addurre come banale giustificazione, che se le
armi non vengono vendute dall'Italia e/o dall'Unione Europea, verranno
vendute alla Cina da altri paesi con meno scrupoli etici e morali
di noi. Magra consolazione.
La missione in Cina, mostra oggi, come ai tempi di Craxi , che le
abitudini italiche non sono cambiate. Un codazzo di industriali, grandi
o piccoli, pronti con il cappello in mano ad andare a sfruttare il
lavoro sottopagato, spesso eseguito utilizzando carcerati, rinchiuse in
fabbriche fatiscenti, che non sono quelle luccicanti e ricche della
Pechino o di Shangai dei servizi giornalistici che quotidianamente le tv
di Stato e non ci propinano, ma la Cina delle condanne a morte, la Cina
che nella bandiera porta ancora la tanto odiata falce e martello
comunista, che l'ex premier Berlusconi dice d'odiare, anche lui però a
corrente alternata, e che il nostro attuale primo ministro, invece
sembra proprio non vedere.
L'indole dell'antica Italia democristiana, del cerchio-bottismo non è
cambiata. Accorriamo come vassalli medioevali alla corte del nuovo
imperatore, cercando di raccattare le briciole di ricchezza, producendo
magliette Ferrari "Made in China" perchè costa meno alla
produzione, ma all'utente finale, il prezzo è sempre esorbitante.
Allora via alla nuova sfida della globalizzazione: vendiamo armi,
andiamo a produrre a basso costo, innondiamo la Cina con il nostro Made
in Italy, fabbricato in qualche sconosciuta fabbrica nelle campagne di
quel grande impero economico che sta risorgendo dalle ceneri del sangue
fatto spargere da Mao nel nome della rivoluzione culturale, ma che noi
Italiani, con la memoria corta, ottembrata da nani, e ballerine, e nel
nome dell'industrializzazione a tutti costi, siamo pronti a svendere e
dimenticare la storia, perchè la ruota dell'economia, dei bond, dei
derivati, delle speculazioni economiche che spalmano i debiti sul
popolo, e la ricchezza tra gli amici degli amici. Ora siamo davanti alla
Tv a guardarci Miss Italia, mentre la maggior industria di
telecomunicazioni affonda, e fa acquisti all'estero, e nella mente dei
nostri fabbricanti d'armi, si apre il sogno di vendere mine Made in
Italy, croce degli innocenti dilaniati in troppe parti del mondo, e
delizia dei nostri sminatori, che andranno a rimuoverle in nome di
quelle operazioni di pace, che ci fanno ipocritamente orgogliosi di
sentirci italiani.
Marco Bazzato
20.09.2006
http://marco-bazzato.blogspot.com/
Fonte: http://marco-bazzato.blogspot.com/
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