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agosto 2003 - Incastrati nella giungla metropolitana irakena, gli Stati Uniti contano almeno un morto al giorno. Per non dire nulla di quel maledetto imbroglio sulle cosiddette “armi di distruzione di massa” che costerà il posto a Blair e che fa scottare anche la poltrona di Cheney.
No, qui si tratta di fare previsioni per "l'asset management", cioè i migliaia di miliardi di dollari del risparmio mondiale. Quali aree sono sicure? Quali sono a Rischio? La Finanza odia l'incertezza. Specie se a provocare le crisi non è direttamente Lei. Compulso distrattamente le fonti americane. Non i giornali. Prima le fonti vere, come per esempio il Council On Foreign Relations (C.F.R.). Ed ecco che il dopoguerra torna ad avere scenari da incubo. I compassati "Wasp" (White Anglosaxon Protestant) che formano quella istituzione segreta che ha guidato, come dice Carrol Quigley , attraverso un "International Anglophile Network" la politica americana del secondo dopoguerra. Di questo Network facevano, e fanno parte, oltre ai famigli della Casa Morgan, Owen Youg, che trattò le Riparazioni tedesche, Allen Foster Dulls (CIA) i Withney, Douglas Dillon, Lamont, Lazard Brothers per non parlare degli Harriman, quelli delle ferrovie (nonché soci in una impresa bancaria con Prescott Bush, il nonno, che rischiò la tragicommedia avendo ben due nazisti nel Consiglio di Amministrazione, dopo l'entrata in Guerra dell'America). La Banca venne chiusa d'ufficio da Franklin Delano Roosvelt per "intesa con il nemico".
Orbene, non è difficile accorgersi che, sempre con i modi sorridenti propri dell'establishment Wasp, Bush il giovane non è più esente da critiche. Anzi, c'è qualcuno che ne parla come di un vero deficiente. Qualcosa di più, quindi, di un aristocratico arricciamento di naso, certo, ma non ancora un uppercut sotto il mento. Cosa rimproverano questi circoli a Bush? Occorre leggere fra le righe di documenti anche troppo "politically correct". Prendiamo ad esempio una testimonianza del Dr. Rachel Bronson, del 9 luglio 2003. Bronson è Direttore degli studi sul Medio Oriente del Council On Foreign Relations. Presso la "National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States" (la sidetta "9/11 commission").
Attaccando senza mezzi termini la recente politica estera americana nel Medio Oriente, in Iraq, In Afghanistan e in Pakistan, Bronson conclude che l'unica via d'uscita è un impegno serio degli Stati Uniti nel sostegno economico dell'area, nella formazione, nella ricostruzione. L'idea di Bronson è quella di una specie di Piano Marshall verso il mondo islamico. Al primo punto, però, c'è la soluzione del conflitto in Palestina. Come dire che l'avvenire degli USA in quest'area è legato alle bizze di Sharon e Arafat… Auguri! Ancora più secco è un corposo documento di circa 60 pagine intitolato "Risposta alle Emergenze: Drasticamente Sottostimate e Pericolosamente Impreparati". Anche questo uno studio di una indipendente task force, sponsorizzata dal C.F.R. Dopo aver esaminato al microscopio l'impreparazione delle forze in caso di nuovi attacchi, (dai pompieri, alla Guardia Nazionale, alle Agenzie di intelligence, ecc) il documento sostiene che, mentre il budget della sicurezza è di "solo" 27 miliardi a partire dal 2004 per cinque anni, le reali esigenze di sicurezza ammontano a 25,1 miliardi di dollari l'anno contro i 5,4 miliardi che si spendono ora. Ma oltre che i soldi, mancano anche gli uomini. Rosemary Hollis del Royal Institute of Foreign Affairs (casa madre inglese del C.F.R.) sostiene che in Iraq ormai l'intervento dell'ONU è diventato non un'opzione ma un'impellente necessita. Anche se si muovesse tutta la Nato, gli uomini a disposizione sarebbero "solo" 80.000 di cui 37.000 dislocati in Afghanistan, nei Balcani, in Sierra Leone e altrove. Occorre dunque tornare, con la coda fra le gambe, alle Nazioni Unite. Cosa che il Royal Institute aveva sostenuto dall'inizio. Ma non è solo l'Iraq a far condensare le critiche sull'Amministrazione Bush. Anche sull'altro Asse del Male, la Corea del Sud, i circoli anglofili criticano il Presidente. Awrence Korb, vice presidente del C.F.R. ha detto in un'intervista alla radio Wtop, che copre la regione di Washington, che "la politica USA verso la Corea del Nord è mal concepita ed autolesionista. La Corea del Nord afferma ripetutamente di disporre di armi nucleari, ma non abbiamo modo di sapere se questo sia vero. Ma ciò che conta di più è che con la nostra politica siamo riusciti a convincerli a dire che ce le hanno o addirittura a fargliele costruire; perché siamo riusciti a convincere Pyongyang del fatto che a meno che essi non dispongano di armi nucleari cercheremo di distruggerli con la forza, come abbiamo fatto in Iraq". William Perry l'ex Ministro della Difesa del Governo Clinton, oggi inviato speciale di Clinton in Corea, ha dichiarato al Washington Post il 15 luglio: "ritengo che in Corea stiamo perdendo il controllo… Una soluzione c'era fino a sei mesi fa se avessimo fatto le cose giuste. Purtroppo non le abbiamo fatte"… e ora "il programma nucleare della Corea del Nord pone il pericolo immediato della detonazione di armi nucleari nelle città americane".
Infine il plurimiliardario Soros attacca frontalmente Bush, a pagamento sui giornali. Ora Soros non conta, nè mai ha contato in quanto tale. Soros contava e conta perché è un uomo dei Rotschild. Prima gli dirigeva gli Hedge Funds ad alto rendimento e altrettanto alto rischio. Oggi è diventato un uomo da relazioni esterne. Perché dunque i Rotschild si schierano contro Bush II? E' uno dei misteri di questa storia e comunque, nella storia, i Rotschild furono l'unica famiglia ebraica non discriminata dall'ideologia Wasp… Certo è che nel Partito Democratico Americano, si sentono voci di critica feroce al presidente. E il Senatore Lieberman che ha guidato il fronte democratico dei fautori della Guerra all'Iraq, cede per il momento il posto all'ala sinistra del partito: il Senatore Edward Kennedy ha praticamente messo sotto accusa, il 15 luglio, in un discorso alla John Hopkins University, l'intera politica di Bush verso l'Iraq.
Ovviamente, uno scenario di prossima deflazione spinge gli investitori a comprare oggi obbligazioni (Bonds) il cui valore salirà quando i tassi diminuiranno. Si è creata in questo modo dopo la "bolla dei mercati azionari", e dopo la "bolla dei mercati immobiliari", anche una "bolla obbligazionaria". Il 15 giugno Greenspan
cambia idea. Di fronte agli stupiti membri del Congresso non parla più di
minacce deflattive. Un giorno, infatti, Greenspan sostiene che l'economia va bene per rinforzare il dollaro e le quotazioni di Borsa e, inevitabilmente, fa crollare il mercato obbligazionario. Un'altra volta sostiene l'esatto opposto, che l'economia è a rischio deflazione, e crollano i prezzi di Borsa. Tutto questo parlare a mio avviso ha un solo senso. L'economia americana per il momento è ferma. E pochi sono gli strumenti utilizzabili dalla Federal Reserve, la quale si trova di fronte a un vero rebus: finanziare il crescente disavanzo delle casse federali, dovuto alle spese di guerra, sostenere il dollaro e insieme tentare di rilanciare l'export americano che a gran voce richiede un dollaro più debole, evitare di rialzare bruscamente i tassi per scongiurare l'esplodere della "bolla immobiliare", e insieme sostenere la ripresa, ma evitando qualsiasi tensione sui prezzi. E' evidente che di fronte a tale incastro il mondo finanziario guardi con sempre minor favore l'attuale establishment repubblicano. Fra le tante e confuse dichiarazioni di Greenspan una merita attenzione e preoccupazione: l'attacco di Greenspan alla Cina. Il saldo import-export
delle merci cinesi verso gli Stati Uniti - ha notato il Governatore - è passato
da 28,2 miliardi di dollari del 2001 a 43,3 miliardi nel 2002. I cinesi,
inoltre, spendono circa 600 milioni di dollari/giorno per tener su la loro
valuta, il remimbi, contro il dollaro. Ricordiamo che fu solo grazie
all'interventismo dalla Banca Centrale che si evitò l'allargarsi della crisi
"asiatica" del 1998 alla Cina. La Cina, insieme all'India, sono i due
soli mercati mondiali in rialzo da oltre cinque anni. Quest'anno, però, la Sars
determinerà una crescita del PIL Cinese del 6,5%, contro l'8% previsto… e
allora… Beh allora la Cina è uno strano mercato. Lo sapete che l'1% della
popolazione cinese è pari a oltre due volte e mezzo la popolazione italiana? E
se la disoccupazione cresce dell'1% gli eventuali disordini sociali riguardano
più di 150 milioni di persone? E se si ferma anche la Cina… qui gli scenari
si confondono… fra questi c'è anche una guerra commerciale fra USA e Cina…
e le guerre commerciali a volte si trasformano in guerre vere… Forse anche qualcuno nelle alte sfere ha cominciato a pensare così… forse c'è qualcuno nell'attuale Ordine Mondiale che vede solo confusione, sangue, distruzioni e morte… O più semplicemente c'è qualcuno che ha scoperto che il "clan Bush" è solamente concentrato a difendere una ristretta cerchia di petrolieri, di industrie d'armi. E che la guerra infinita è solo un modo per farsi gli affari propri. Qualcuno i cui interessi non coincidono più con quelli del "clan Bush". E' troppo presto per dire chi, come e quando. Una cosa è certa: il movimento della pace dovrebbe iniziare a pensare qui ed ora se c'è davvero un altro mondo possibile. Perché per quello attuale non vedo molte vie d'uscita.
Fonte: www.nuovimondimedia.it |
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