Dilagano in Europa. Ma in Italia il fenomeno è
sottovalutato. Le responsabilità della destra istituzionale
Gianluca Casseri non sarà il Breivik italiano, ma
qualche riflessione su ciò che sta accadendo anche nel nostro Paese è
quanto mai doverosa, tanto più considerando la predisposizione, in
generale, a derubricare sbrigativamente questi avvenimenti come il
frutto della follia. Così è accaduto con la strage del 22 luglio scorso
in Norvegia, ben 77 vittime, interpretata come il prodotto delle turbe
mentali dell'attentatore, quasi un caso psichiatrico, più che una
conseguenza del riaffacciarsi in Europa di correnti razziste e
formazioni neonaziste. Anche la scoperta in Germania, solo qualche
settimana fa, di una cellula terroristica denominata «Clandestinità
nazionalsocialista», in rapporti con l'Npd, il partito ufficiale dei
neonazisti tedeschi, responsabile tra il 2000 e il 2007 di ben dieci
delitti a sfondo razziale, in maggior parte piccoli commercianti di
origine turca, sembrerebbe non aver scosso più di tanto l'opinione
pubblica tedesca. Una storia decisamente inquietante, valutando quanto
emerso nelle indagini, avvenuta con la protezione garantita a questo
gruppo omicida da parte delle forze di sicurezza, addirittura con la
consegna di passaporti falsi. Ora tocca a noi, qui in Italia,
interrogarci su alcuni aspetti del retroterra politico che hanno
generato la sparatoria di Firenze, a tutti gli effetti un'azione
terroristica.
In settori ampi dell'estrema destra italiana è in corso da tempo
un'evoluzione di stampo neonazista non sufficientemente colta nella sua
gravità. La tendenza è all'assunzione in forme sempre più esplicite di
riferimenti storici, mitologie e simbologie tratte ormai sempre più
dalla storia del Terzo Reich e non più semplicemente da quella del
ventennio mussoliniano. Non un fatto astratto, ma una nuova identità
destinata inevitabilmente a produrre conseguenze nefaste, riversandosi
in una società a composizione sempre più multietnica e socialmente
complessa.
Ci riferiamo alla rivalutazione operata da Forza nuova delle formazioni
collaborazioniste dei nazisti negli anni Quaranta nei Balcani. Parliamo
della Guardia di ferro rumena e delle Croci frecciate ungheresi.
Movimenti ferocemente antisemiti che si macchiarono di pogrom
antiebraici e della fattiva e diretta organizzazione della deportazione
nei campi di sterminio. Basta un breve accesso al sito nazionale del
partitino di Roberto Fiore per ritrovarsi immersi in gadget e magliette
con la faccia di Cornelius Codreanu, il fondatore della Guardia di
ferro, rintracciare la spilla con l'emblema della divisione delle
Waffen-SS belghe o visionare le bandiere dell'organizzazione con il
segno runico del «gancio» o «dente del lupo», utilizzato nel secondo
conflitto mondiale dalla Das Reich e dalla Nederland, due tra le
principali divisioni di combattenti SS.
Gli esempi da indicare alle nuove generazioni sono criminali di guerra
come Leon Degrelle, generale delle Waffen-SS. Mentre avanza il rilancio
delle teorie proprie del nazismo, circa la cospirazione dei circoli
finanziari e massonici, riciclate nel presente per spiegare la crisi
economica. Tornano sui blog del radicalismo di destra italiano
espressioni come «plutocrazia» e le vignette di marca nazionalsocialista
degli anni Trenta, con i banchieri e i mercanti con il naso adunco in
procinto di spartirsi il mondo.
Anche gli arresti, avvenuti in queste ultimissime ore, di alcuni
esponenti di Militia, tra loro Maurizio Boccacci (già fondatore del
Movimento politico occidentale), per istigazione all'odio razziale,
etnico e religioso, con il proposito, come recita il mandato di cattura,
«di ricorrere alla violenza e di impiegare ordigni esplosivi», non fanno
che confermare queste tendenze.
Su quanto sta accadendo va denunciata la responsabilità specifica della
destra istituzionale che ha accolto queste formazioni sotto la propria
ala. È l'esempio di Casa Pound, gruppo costituitosi sulle teorie e le
idee del poeta razzista e antisemita Ezra Pound, nel quale militava il
killer di Firenze, Gianluca Casseri, presente secondo alcune
testimonianze anche a Milano, non più tardi del giugno scorso,
all'inaugurazione della nuova sede a Quarto Oggiaro. Una responsabilità
che accomuna il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha acquistato a
spese del comune (12 milioni di euro) lo stabile da loro occupato, il
presidente della provincia di Milano Guido Podestà che aveva loro
concesso la sala più prestigiosa di Palazzo Isimbardi per una
conferenza, il Pdl e la Lega sempre pronti a legittimare questa
associazione in lotta contro «la società multirazziale».
Ieri notte da Roma è stata indirizzata a tutti i responsabili locali di
Casa Pound la seguente email: «Comunicazione interna urgente e
riservata. Fare quadrato ora significa: negare la sua appartenenza al
movimento, cancellare ogni traccia, stare zitti e far parlare solo i
dirigenti autorizzati». Troppo tardi.
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