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La fame, la vita... e lo sbavaggio



di Jo Galete De Arilas  

Nonostante il progresso scientifico e tecnologico, una grave piaga affligge ancora il mondo: quella della fame. Da paesi che a malapena sapremo indicare sulla carta geografica, ogni giorno ci pervengono notizie di milioni di persone che perdono la vita a causa della sottoalimentazione. La globalizzazione economica, il nuovo ordine mondiale, i poteri forti e usurpatori dell'economia, così foriera di trasformazioni migliorative anche per i paesi poveri: seppure per certi versi positivi, tutti questi fenomeni rivoluzionari paradossalmente non hanno ridotto il fenomeno, anzi  l'hanno acuito, “migliorato...”.

Sulle cause della fame nel mondo si possono formulare varie ipotesi: la prima, la definirei "terzomondista", e consiste nel ricondurre la causa  della fame delle popolazioni del Terzo Mondo allo sfruttamento economico esercitato dall'opulento Occidente, come squilibrio prodotto da un'economia disordinata e violenta, quale quella capitalista.

In relazione alla seconda teoria: autorevoli commentatori (mica tanto), riesumano la teoria di Malthus ( aggiungo per comodità delle loro coscienze), secondo la quale: “le risorse alimentari del pianeta sono insufficienti perché, mentre la produzione cresce  aritmeticamente, la popolazione geometricamente”.

Personalmente, ritengo probabile ricondurre la responsabilità del problema ad alcuni semplici fattori, quali: l'uomo bianco, il capitalismo, il colonialismo, le multinazionali, la globalizzazione in tutte le proprie forme; senza dover ricorrere a complicate teorizzazioni di sorta. Ed è proprio l'esperienza che mi porta a dover trarre queste conclusioni:  a volte penso che tutte le vittime non siano, eccetto in qualche occasione, responsabili della propria condizione. Sappiamo, infatti, e con nostro rammarico ci viene ricordato ogni giorno dai telegiornali, della infinita piaga  che ormai è caratteristica dei  paesi sottosviluppati, dove prosperano; la corruzione, i pregiudizi, l'analfabetismo, le guerre tra religioni, sopraffazioni, speculazioni, opere di convincimento e persuasione da parte dei soggetti provenienti dai paesi occidentali, con il mero fine di soddisfare loro interessi locali. Detto questo, corre  l'obbligo imprescindibile a tutti "detentori del potere economico" di porre in primo piano tra i loro obiettivi quello di prestare attenzione e dare aiuto concreto a chi si trova in difficoltà, fare in modo che le istituzioni e i soggetti predisposti all’erogazione di servizi possano garantire l’accesso a questi anche a chi, per difficoltà economiche, è impossibilitato ad  accedervi: nella logica primaria di  soccorrere i più deboli,  garantendo la solidarietà e la riduzione delle disuguaglianze, che sono valori intrinseci alla migliore tradizione occidentale. 

Il rispetto di questi due principi fondamentali porterebbe al miglioramento  delle condizioni degli uni e degli altri in modo reciproco e pacifico. Questo aiuto agli “sfortunati” della terra, concentrati per lo più nei paesi del c.d. Terzo Mondo,  deve essere concreto e non rimanere un semplice enunciato, simbolo di  buoni propositi o oggetto di discorsi retorici, semplici “palloni” di facciata. Al di là delle mere prospettazioni teoriche il problema, secondo me, potrebbe trovare una soluzione concreta nella cancellazione del  debito dei paesi maggiormente in difficoltà, così   migliorando la loro condizione, permettendo loro l’accesso alla conoscenza, tecnologia, istruzione, sanità. Auspicabile sarebbe l’eliminazione dei  regimi politici corrotti e autoritari.

La questione della fame, seppure ricollegata a Paesi a noi lontani,   riguarda da vicino anche l’occidente. Si sta ponendo come un problema che si ingrandisce velocemente e che richiede una soluzione urgente, in quanto collegata a provvedimenti che vanno presi nell’immediato e cui non si può far fronte con una pianificazione a medio e lungo termine. I provvedimenti da prendere vanno orientati, in particolare, nella limitazione di alcuni fenomeni, quali: l'immigrazione incontrollata, clandestina, minacciosa di disperati ed affamati. Indispensabile per risolvere il problema povertà, nonché dovere morale dell’uomo moderno, è il sapersi identificare nell’altro che soffre e considerarlo alla stregua di se stesso. Un dovere morale che l’uomo di oggi, industrializzato, ricco e potente, non riconosce come proprio, anche perché lontano da tali realtà. La vita è un dono che ci viene concesso  per volontà Divina, così dice la Chiesa: anche se diversamente da ciò che dice la scienza.

Ad ogni modo nessuno ha diritto di  disprezzarla, tanto meno di spezzarla, soprattutto se come conseguenza di discriminazioni razziali o etniche. La vita appartiene a tutti gli individui che, come tali, vanno messi nelle condizioni di poter dare soddisfazione ai loro bisogni primari. I poteri forti dell’economia, dalla corruzione delle politiche, al contrario, pongono in essere comportamenti che si risolvono nel mancato rispetto dei diritti dei componenti dei  paesi del Terzo Mondo.  Conseguenze inevitabili di tutto ciò sono: la fame, le sofferenze e la morte,  molto spesso  di giovani vite. Tutto ciò avviene, non tanto perché manca il cibo, ma perché in un mondo dominato dal danaro, a questi Paesi mancano quelli che il Prof . Giacinto Auriti chiama “ i simboli econometrici”  per l’acquisto di beni primari. Gli stessi beni primari che nei Paesi industrializzati vengono acquistati in quantità spesso superiore al necessario e ciò che rimane invenduto distrutto per ragioni di mercato. Ebbene, se forse questi soggetti si sentissero meno lontani e più solidali rispetto a queste realtà, iniziando a pensare a chi è ridotto a pelle ed ossa per via della sottoalimentazione ( N. B. : non..a Fassino!), si potrebbe arrivare a concertare una soluzione che produca risultati nel breve termine. Spero, che nella creazione di “UN NUOVO ORDINE MONDIALE”(ne ha parlato il Presidente della Repubblica, dal Quirinale, Giorgio Napolitano), ci sia qualcuno che possa pensare anche al riordino e l’equilibrio dell’economia, sconfiggendo “la fame”, “le persecuzioni fisiche, morali e civili”, “lo sfruttamento  della manovalanza” ma anche e soprattutto la corruzione politica ed economica, al fine di   un migliore assetto dell’equilibrio globale. “il nuovo ordine mondiale” sarà la manna dal cielo! o fulmini, saette e distruzione?

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