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di Stefano Benni
Nell'anno
duemilaedodici il presidente americano George Bush sonnecchiava a bordo
del suo yacht sul lago della Casa bianca. Lì aveva traslocato i suoi
uffici da quando le Grandi Piogge del 2008 avevano sommerso la sua
residenza, insieme a metà degli Stati Uniti. Guardò il paesaggio con
un binocolo. Con un gesto stizzito convocò l'attendente, il vecchio
Tony Blair, in divisa da maggiordomo e pinne.
- Blair, vedo un isoletta con albero circa un miglio a sud-ovest. Come
mai non è stato preventivamente abbattuto? Sai che odio gli alberi!
- Presidente - disse timidamente Blair - è l'ultimo ciliegio. La sua
signora vorrebbe fare le marmellate per l'inverno.
- Macché marmellate e marmellate. Si comincia con le marmellate e ci si
ritrova con gli arabi in casa - disse Bush. Fatelo abbattere. E non dite
che le alluvioni sono dovute al disboscamento o all'inquinamento! Fate
fuori quel sovversivo e le sue ramificazioni.
Blair prese una sega, si spalmò di catrame anti-caimano e nuotò
lentamente verso l'isoletta. Bush sbuffò. Era molto infelice. Aveva
ormai arraffato tutto il petrolio del mondo. Aveva raso al suolo l'Iraq,
la Norvegia, l'Arabia Saudita, il Venezuela, la Groenlandia e la Cina.
Eppure non gli bastava.
- Ci vuole una guerra preventiva - sospirava. Senza una nuova guerra
preventiva, che ragione preventiva ha di esistere il mio paese? Senza un
nemico, chi mi darebbe preventivamente credito? Eppure tutto sta per
finire. Petrolio, nemici, automobili, missili. E anche l'aria.
Tossì rumorosamente, prese una lenza e provò a pescare qualcosa. Ma
l'acqua limacciosa non prometteva nulla di buono. Tirò su un pesce
rosso, una pantegana mannara e qualcosa che sembrava Schifani con le
squame. Li ributtò nel lago disgustato. Depresso, si lasciò andare ai
ricordi.
- I miei vecchi amici sono tutti finiti male - pensò - Colin Powell è
morto in una rissa, nella fila davanti a un benzinaio. Cheney è morto
durante il bombardamento dell'Onu, lo avevo avvisato ma si è attardato
a rubare nei cassetti. I ragazzi della Enron hanno fatto harakiri. Il
dirigente della mia filiale europea, mi sembra si chiamasse Berlottoni o
Berlusconi, ha avuto la sorte peggiore. Dopo essere stato sostituito
alla guida del Polo da un certo Rutelli, è stato cacciato via in malo
modo. Il suo avvocato Previti gli ha portato via Arcore e tutte le ville
sarde, e lui si è ridotto a vivere in un ovile di Orgosolo. Quando le
pecore hanno cominciato a ricattarlo ha capito che era finita. Blair
vive al mio servizio ma è completamente rincoglionito. E i miei nemici?
Saddam è vecchio bacucco e vive in un bunker a settecento metri sotto
terra, chi l'ha visto dice che sembra una gigantesca talpa. Bin Laden è
morto undici volte, il mullah Omar si è schiantato in moto a
Indianapolis.
Schroeder e Chirac li ho convocati in America per chiedere perché ce
l'avevano con me, ma sono morti durante l'interrogatorio. Putin era
ibernato su una Soyuz in orbita ma si è scontrato con la frigoastronave
che trasportava Bill Gates e Ronaldo e sono esplosi tutti. In quanto ai
cinesi li ho rasi preventivamente al suolo con un atomica intelligente
che uccideva solo gli uomini sotto il metro e sessanta. Avrei dovuto
avvertire Silvio, ho ancora un po' di rimorso. Blair riemerse dall'acqua
col volto coperto di alghe.
- Non è un albero, signor presidente - disse - è un distributore di
benzina abbandonato.
- Che tristezza! - sospirò Bush - maledetta energia solare, che ha
soppiantato il mio amato petrolio.
Blair
non commentò. In
realtà il petrolio era esaurito da tempo e l'energia solare era assai
scarsa, dato che pioveva trecentosessanta giorni all'anno. Infatti
George e Tony erano infagottati in pellicce sintetiche e lo yacht
funzionava con un nuovo tipo di propulsione ecologica.
- Pedala, che ci spostiamo - disse Bush -, come va Wall Street ?
- Bene, bene - mentì Blair. Le borse mondiali erano state chiuse molti
anni prima, da quando l'indice Nasdaq si era conficcato nel sottosuolo
come una trivella ed era scomparso.
- E la guerra preventiva contro il Vaticano, come procede ?
- Vinceremo. Su tutte le televisioni del mondo c'è il fotomontaggio di
Wojtyla che sta strozzando un cocker.
- Quanto petrolio potremo arraffare?
- Tre stufe e almeno 12 accendini.
- Grande - disse Bush, e si mise a pedalare energicamente sull'acqua
torbida, da cui emergeva ancora la vecchia bandiera issata sul tetto
della Casa bianca. Tuoni e lampi scuotevano il cielo.
- Vedi Tony - disse George - se vinciamo col Vatican, e poi troviamo una
nuova guerra da prevenire vincerò le prossime elezioni. Come vado nei
sondaggi?
- Benissimo, il sessanta per cento è d'accordo con la sua politica .
- Sono calato, ero all'ottanta.
- Signor presidente, si fa presto a fare i conti. Nel nostro paese, dopo
trecento guerre in un decennio, la popolazione è ridotta a cinque unità.
Lei, sua moglie, sua figlia, io che ho preso la cittadinanza americana,
e il cuoco negro comunista Jerome. Lui ha sempre votato contro. Ma
adesso anche sua moglie le vuole negare il voto.
- Per via della marmellata?
- Si. Ma credo sia anche innamorata di Jerome.
- Quindi si impone una scelta. Devo uccidere Jerome? Ma nessuno cucina
la nutria tonnè come lui. E poi, chi sarebbe l'altro candidato alla
presidenza?
Blair distolse lo sguardo e aumentò il ritmo della pedalata.
- Tony, dimmi la verità, credi ancora che la mia politica preventiva
abbia migliorato le condizioni del mio paese, dell'occidente e del mondo
intero?
Blair non rispose. Un anaconda saltò garrula fuori dall'acqua, in
lontananza si alzò la nube di polvere di un grattacielo abbandonato e
stritolato dalle liane. Il cielo divenne nero pece. George capì che
anche l'ultimo alleato lo stava abbandonando. Prese Blair per le ascelle
e lo buttò preventivamente in acqua. Il vecchio Tony aveva imparato a
nuotare a Cambridge, ma questo ai caimani non interessava. Bush scese
nella cabina dello yacht. La figlia beveva grappa di alghe e ascoltava
rock comunista. Sua moglie e Jerome si rotolavano infarinati sul tavolo
di cucina. George prese il suo vecchio fucile. Si udì un colpo, poi un
altro, un altro e un altro ancora. Il giradischi continuò a suonare
Dylan.
Così fini l'impero del Bene.
Tratto da “il manifesto”, 8 ottobre 2002
Fonte: www.feltrinelli.it
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