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L'(in)Faust Presidente

di Lucio Garofalo


E' proprio vero! Dev'essere estremamente scomodo e duro essere criticati, essere accusati ingiustamente, apostrofati come "buffone", "guerrafondaio", "voltagabbana" ecc., soprattutto quando si è totalmente disabituati al ruolo di "incassatore", mentre si è sempre stati dalla parte opposta, a ricoprire il ruolo di "picchiatore", aduso a giudicare e contestare il potere detenuto da altri. Che ingrati, però! Chi? Ma i giovani contestatori del nostro Presidente! Son proprio degli estremisti. Per non dire peggio... Ma si sa, il dissenso è quasi sempre legittimo e condivisibile quando non ci riguarda direttamente, quando non siamo noi il bersaglio, a maggior ragione quando siamo noi ad esprimerlo contro altri, mentre diventa insopportabile e indigeribile quando siamo noi a subirlo, per cui viene rigettato e disprezzato, addirittura criminalizzato, quando ci investe in prima persona... La verità è che si predica sempre bene ma si razzola sempre male. Una volta al governo, tutte le incantevoli e seducenti promesse sbandierate in campagna elettorale, soprattutto sui temi della pace, della precarietà e del lavoro, della giustizia sociale, della scuola ecc., sono state sistematicamente e puntualmente disattese. Il Nostro magico parolaio è diventato l'emblema e l'artefice degli abbagli più clamorosi, delle peggiori e più subdole involuzioni, delle più ardue e tortuose giravolte e oscillazioni, della metamorfosi kafkiana per antonomasia, anzi della metamorfosi faustiana, dello zig-zag politico-ideologico. Non si erano mai visti ondeggiamenti e serpentine del genere negli ultimi decenni di storia del movimento operaio e sindacale italiano. Ricordo l'iniziativa intitolata "Bertinotti Presidente", durante la campagna condotta per le elezioni primarie. Sarebbe bastato aggiungere "Bertinoti Presidente... della Camera" e il gioco era fatto. Tutto sarebbe stato più chiaro. Ci saremmo messi l'anima in pace, avremmo compreso l'obiettivo reale del nostro infelice e sventurato Presidente, e ci saremmo regolati di conseguenza. Invece no, serviva il maggior numero di voti da racimolare all'interno dei movimenti e delle ali più "dure e pure" della cosiddetta "sinistra radicale". L'inganno e la menzogna erano strumenti necessari. "Il fine giustifica i mezzi", diceva un fiorentino che la sapeva lunga... E' estremamente difficile portare il conto delle innumerevoli svolte e controsvolte compiute dall'ex-segretario rifondarolo, esteta e ballerino, prima in senso movimentista, poi ghandiano, infine governista, dunque interventista e militarista... Addio alla lotta di classe, addio al comunismo, addio al sindacalismo operaio, addio al pacifismo, addio al partito... E per cosa? Per una poltrona che fu occupata anche dal delicato fondoschiena della Pivetti? Ma ne valeva davvero la pena? Come il dottor Faust che vendette l'anima al diavolo, il nostro (in)Faust ha svenduto le battaglie e gli ideali di una vita, ottenendo in cambio un ben misero (si fa per dire!) incarico istituzionale, un ruolo che è costituzionalmente simbolico e formale, quindi privo di poteri decisionali... Voglio ricostruire in breve la parabola. Nel febbraio 2004 il quotidiano Liberazione, organo ufficiale di Rifondazione comunista, pubblicò un libro intitolato "La politica della non-violenza", nel quale erano contenuti diversi interventi ospitati da Liberazione e Il Manifesto sul tema della non-violenza. Alla faccia! Il dibattito si accese e si allargò immediatamente, coinvolgendo e appassionando tanti intellettuali, scrittori, dirigenti politici, militanti, attivisti, simpatizzanti del partito e dei movimenti, ma in realtà giovò esclusivamente al Nostro futuro Presidente al fine di riscuotere maggiore visibilità politica e mediatica, dunque maggiori consensi. Ma soprattutto servì a sottrarre autonomia politico-organizzativa e capacità di iniziativa strategica, non solo alle componenti più movimentiste e più critiche dell'area contigua al PRC, per depotenziare e marginalizzare quelle soggettività che non si riconoscevano affatto nella linea seguita dal PRC. In effetti, l'occasione si rivelò alquanto propizia per creare un ampio serbatoio di voti e consensi che hanno favorito il Nostro aristocomunista nella scalata al potere, per sdoganare il partito e poggiare finalmente il suo fiacco deretano sullo scranno della Presidenza di Montecitorio. Il resto lo sappiamo. Questo governo, che doveva essere il più "pacifista", "progressista", "operaista" , più"ista" di tutti, e quant'altro ancora, si è rivelato un governicchio "forte con i deboli e debole con i forti" , privo di autonomia, di coraggio, di energia e spirito di iniziativa per combattere, ad esempio, l'evasione fiscale, totalmente subalterno ai poteri del Vaticano, della Nato, della Confindustria. Un governicchio che però demonizza e reprime con brutalità le lotte e la rabbia dei ceti più deboli e indifesi, dei disoccupati e dei proletari disperati ed emarginati, degli operai scippati del TFR, dei lavoratori precari che non intendono più subire ricatti, degli immigrati (anche quelli pienamente integrati nel tessuto sociale del Paese) stanchi di sopportare torti e vessazioni. Un esecutivo ipocrita e meschino che nel giro di un anno ha votato a favore delle spedizioni militari in Libano e in Afghanistan (tralasciamo in questa sede altre "lodevoli" decisioni assunte in diversi ambiti ministeriali), per la cui impresa sono stati rinnovati i crediti di guerra. Non c'è che dire, si tratta proprio di un bel risultato. E nell'arco di un solo anno! Auguri Presidente! Si aspetti altre dure contestazioni. Le suggerisco di allenarsi, magari con Caruso & soci... Ricorda? I disobbedienti? C'erano una volta...

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Fonte: Lucio Garofalo