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di Marco Bazzato

"In principio era il "verbo",
e il "verbo" era presso il Dio,
e Dio era il "verbo".
                                                                                              Genesi 1-1

Oggi giorno il valore della Parola ha perso la sua forza e verità iniziale di Potenza del Verbo.
Il relativismo personale, famigliare e sociale, ha fatto dimenticare l'origine del significato dell'uso delle parole, dove esse appaiono non più come un incarnazione della divinita' presente nell'uomo, ma come una personificazione dell'interesse personale dei singoli o di gruppi di pressione, che utilizzano arbitrariamente la parola stessa, confidando nell'ignoranza diffusa del significato delle parole.
La verità intesa come dono supremo della volontà, e del libero arbitrio dell'uomo,  è vista e sentita dai più come un l'opera di un illusionista pazzo, di un millantatore minaccioso che cerca di comunicare il proprio sentire individuale e sociale, innanzi ad una massa chiassosa e rissosa che si accapiglia per interessi propri e di parte.
All'esterno di ogni parola, di ogni frase, e di ogni pagina di testo scritto, è onnipresente la bugia e l'inganno, che tende a voler stendere il suo velo nebbioso come una cortina fumogena negli occhi della società e dei singoli individui.
Togliere la patina esterna delle parole, penetrandole nella profondita' della sostanza, eliminando l'artifizio legalmente formale, che nasconde in se il seme dell'interesse personale dei gruppi dominanti, è un imperativo necessario nella società del XXI°, che ogni giorno di più, viene mostrata dai media come una massa da condurre al pascolo, o al mattatoio a seconda delle necessità dell'attimo.
Si afferma che l'uomo è un animale sociale, ma questa sua socialità deve essere intesa come somma delle singole unità dotate di individualità personali, non come presunti nuclei omogenei che si dispongono in branchi, dove anche all'interno dei singoli branchi vige la legge del più forte e del miglior affabulatore.
Troppo spesso si tende a credere che "gli altri" dicano la verità, mentre impongono in modo arbitrario la visione parziale ed edulcorata di quanto desiderano, dimenticando invece che "l'altro" siamo noi, "l'altro" e' l'uomo nella sua singolarita' e  socialità, perdere il valore primario di questa unicita' persona e e sociale, porta l'uomo ad appiattirsi involontariamente nel branco.
Il quotidiano e' inteso come realtà straordinaria, mentre l'ordinario quotidiano nell'ordine reale  è  letto come menzogna ed inganno da proclamare come pangea artificiosa ed artefatta, supportata da cavilli formali, che mal si coniugano con la realtà dei fatti e con gli interessi del singolo e della società.
Opporsi a questo uso strumentale della parola e della menzogna urlata è un imperativo etico ed intellettuale, che dovrebbe sapersi coniugare con un senso aromico della giustizia intesa come forza sociale senza distinzioni di teoriche appartenenze geografico-politiche, nel rispetto dell'interesse dei singoli, che si trasmutano in rispetto dell'interesse sociale.
L'uomo cade nell'inganno e nella manipolazione in modo inconsapevole, frutto della retorica dell'attimo e del giogo giaculatorio, di chi in nome della presunta globalità degli interessi, gioca il ruolo di giudice ed inquisitore minaccioso, nei confronti di coloro che osano far sentire la loro voce in modo diverso e difforme dal coro univoco del pensiero comune.
Si presume che la libertà di espressione sia un diritto inalienabile dell'uomo, ma quante volte questo diritto all'espressione, depauperata degli orpelli e dei fronzoli teorici, viene poi attaccata e villipesa, e la libertà espressiva diviene lesiva per gli interessi globali, o personali di nuclei ristretti?
Il relativismo del pensiero imposto, porta l'uomo alla cecità anche intellettuale della realtà sui fatti, perche' l'arbitrarietà della visione e della percezione del mondo circostante,  veicolata e soggiogata anche dallo specchio opaco del lato oscuro dell'uomo, che nasconde in se, vittima inconsapevole, il germe della paura e della perdita di potere, sia esso inteso come potere politico, economico, e porta a vedere tramite questa perdita, l'altro, il pensatore estraneo alla logica delle parti inique, come un nemico pericoloso del sistema dominante.
Il dominio parte anche dal consenso popolare, venendo a mancare però il consenso univoco, ecco che il detentore del potere, rischia di perdere il suo dominio, e il Re Nudo è una visione scomoda e che porta il Re stesso a muovere le sue armate, verso i villici che hanno smascherato la regalità formale, mostrando la sostanziale realtà primaria della nudità umana uscente dal grembo materno, e che nel primo vagito ha il linguaggio universale d'ogni neonato, ospite transitorio in questa Terra.

 



Marco Bazzato
Sofia (BG), 28.01.2005
Marco.bazzato@libero.it
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