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Quando
un popolo riscopre la propria tradizione, rivaluta la propria cultura, e
rivendica la propria libertà, non si può che essere soddisfatti, poiché
quel popolo s'è sollevato contro la globalizzazione e l'incubo
dell'omologazione universale. Purtroppo, non è questo il caso del
Giappone. Il
Giappone non sta affatto cedendo al fascino della sua tradizione
ancestrale (a meno che produrre pantaloni col simbolo del Sol Levante
non risponda a tale obiettivo), bensì rivalutando con eccessiva
indulgenza il suo periodo coloniale, e in particolare la sanguinosa
invasione della Cina. La stessa cultura nipponica è invero più
arrancante che mai, sotto un incessante e impietoso processo di
occidentalizzazione dei costumi. Infine, Tokio è ben lungi dal
desiderare vendetta contro il boia di Hiroshima e Nagasaki, il primo
straniero che impunemente calpesta da padrone il suolo patrio:
l'equivoco "irredentismo" giapponese s'esplica non nel
rivendicare per sé la libertà, ma nel voler intaccare quella altrui.
Koizumi che danza con Richard Gere è l'emblema di questa triste
situazione L'arcipelago
del Sol Levante s'è rapidamente trasformato in un grave fattore di
destabilizzazione per l'intera regione estremo-orientale: Tokio ha
avviato un programma di riarmo chiaramente rivolto contro la Cina, dal
momento che promette a Taiwan di difenderne l'indipendenza; nel
contempo, Koizumi ha arrogantemente rifiutato la proposta del Cremlino
di chiudere ogni contenzioso spartendosi equamente le Isole Curili (le
quali, si noti bene, sono oggi tutte russe), e persino avanzato
un'assurda rivendicazione territoriale dell'isola di Cheju-do, compresa
nel territorio sudcoreano; nemmeno da citare è la profonda inimicizia
colla Corea del Nord. Insomma,
il Giappone ha assunto un atteggiamento provocatorio, tanto verso rivali
storici quali la Cina, che verso paesi i quali si presumerebbero suoi
alleati, come la Corea del Sud, neppure dissimulando il ritorno di
vecchie ambizioni imperialiste. Il quadro da tragico assume tinte
comiche, allorché consideriamo come tale "impero" dovrebbe
risorgere... sotto l'occupazione militare straniera del suolo nipponico
stesso! Se fino a pochi anni fa, sembrava che il popolo giapponese fosse
deciso a rivendicare la propria autonomia dall'imperialismo yankee, ora
esso, imbruttito com'è dal processo di occidentalizzazione
socio-culturale, è preda d'una mania pseudo-patriottica incoraggiata
dalla classe dirigente, che a cuor leggero ha barattato la propria
libertà con un ruolo di potenza regionale. Ruolo che però dovrà
conquistarsi colla forza della politica (non della diplomazia, dato che
non ve n'è traccia nelle sue azioni) e - speriamo di no - con quella
delle armi. Washington sta fornendo al suo prezioso alleato-vassallo
dell'Estremo Oriente gli aiuti necessari per potenziare ulteriormente il
già notevole arsenale bellico. Unendo quest'ultimo alla naturale forza
economica del Giappone, Tokio sta tornando a fare la parte del leone
nella geopolitica regionale. L'obiettivo e la linea di condotta dettata
da Washington a Koizumi è chiarissima: colpire la Cina senza
collaborare colla Russia. Il rinnovato asse Tokio-Washington è la
risposta alla novella alleanza Delhi-Pechino, dietro la quale,
nell'ombra, sta anche la mano della diplomazia moscovita. Fino
a che punto il Giappone si spingerà nel proprio ruolo di cane da
guardia yankee dell'Estremo Oriente eurasiatico? I primi segnali non
sono affatto incoraggianti, poiché nell'arcipelago s'è vista
ultimamente una rabbiosa bellicosità diplomatica e persino una certa
voglia di menare le mani coll'eterno nemico cinese (e con tutti i
vicini). In teoria, Washington avrebbe pure di che guadagnare da uno
scontro aperto tra Cina e Giappone, poiché, non dimentichiamolo, anche
quest'ultimo potenzialmente potrebbe rivaleggiare con la potenza
nordamericana stessa. Ciò detto, è piuttosto improbabile che Pechino e
Tokio siano tanto incoscienti da arrivare all'uso delle armi - uno
scenario altamente distruttivo, se non apocalittico -, ma senz'altro -
conoscendo i ruvidi metodi politici dei due paesi - assisteremo ad una
lotta politico-economica senza esclusione di colpi. Una
cosa è comunque certa: per quanto detto finora, chi pensa che il Sole
stia tornando a levarsi in Giappone, si sbaglia di grosso.
L'atteggiamento di Tokio dà al contrario la dimensione di quanto
profondamente l'astro nipponico sia ormai tramontato...
Fonte: Rinascita, aprile 2005 |
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