C'è un ministro dell'esecutivo Monti che corre a 185. Non all'ora,
ma a kilowatt (kw), l'unità di misura della potenza dei motori che
nella vita di tutti i giorni chiamiamo cavalli. E' grazie a lui che
l'asticella della tassazione del bollo auto è stata alzata senza
clamore: da 170 kw (231 cavalli) a 185 kw (251), 20 euro ogni kw in
più. Se prima il gettito previsto per questa operazione nel 2012 era
di 168 milioni, pochi essendo già così poche le auto nuove
raggiunte, adesso lo sconto ai marchi di lusso è diventato maxi. Nel
giro di una notte, grazie a un assist perfetto arrivato a un
ministro «tecnico» a Roma, quasi tutti i modelli equipaggiati da
turbodiesel 3.000 di cilindrata e sei cilindri (da 180 a 184 kw)
sono stati salvati. Proprio i più ricercati in questa categoria:
dalle Bmw serie 5 e Audi A6, alla Porsche Cayenne, re dei Suv e
modello più venduto di Stoccarda. Alzando l'asticella, si è fatta
pure un'azione buona riducendo gli oneri per le macchine usate di
tale potenza, in mano ad appassionati ma non necessariamente a
ricchi. E già che c'era, il governo ha fatto un altro favore ai
ricchi produttori di sigarette, che non aumentano più. Sale invece
il prezzo del tabacco sfuso, per compensare lo sconto alle auto.
Ieri il New York Times ironizzava sugli interessi contrari alle
liberalizzazioni, presenti «in ogni angolo della complessa e
neo-feudale economia italiana». Frenato dalla vendita di aspirine
nei supermercati, il governo Monti è stato in effetti descritto come
in mano alle lobby (letteralmente, gruppo di pressione). In realtà,
il governo Monti è fatto in parte di lobby, come quelle dei
banchieri, e in parte è esposto ad altre lobby che non si vedono.
Prima di diventare ministri «tecnici», diversi di loro sono stati
più che quotati professori in università d'eccellenza. Finanziate da
grandi gruppi privati, con cui è presumibile abbiano instaurato un
rapporto professionale e confidenziale, per lavorare al meglio e
insieme far crescere l'università. Nulla di strano, se non che
adesso chi insegnava, governa.
Prendete la Bocconi di Milano, da dove viene Monti innanzitutto. La
sua eccellenza non è sostenuta dalle sole rette degli studenti. Con
un programma decennale di raccolta fondi 2005-2015, l'università
divide i partner (cioè chi mette soldi) fra «strategici»,
«sostenitori» e di «sviluppo». Fra i primi, colossi come Eni ed
Enel, oltre che banche come IntesaSanpaolo; tra i secondi ancora
banche come Bpm e Mediolanum; fra gli sviluppatori, assicurazioni
come Allianz e Generali, banche d'affari come Goldman Sachs e Jp
Morgan, costruttori di auto come Bmw. Sarebbe un'illazione dire che
uno più uno fa due, ma non può essere un caso che oggi (come nel
passato), di vera liberalizzazione per banche e assicurazioni non se
ne parla. Anzi, dice il centro studi degli artigiani di Mestre (Cgia):
dal 1994 le assicurazioni auto sono aumentate del 184,1% (contro un
incremento dell'inflazione del 43,3%), i servizi bancari (bancomat,
conti correnti, commissioni varie) del 109,2%.
E i petrolieri? Non hanno fiatato sulla manovra, che aumenta
l'accise sui carburanti, già i più cari d'Europa: su 1,70 euro,
circa 1 va oggi allo stato. Ma con Monti, è come se avessero
risparmiato milioni per una campagna istituzionale: per dire che non
è colpa loro se il prezzo della benzina aumenta. L'onore, per una
volta, è salvo: calano certo i consumi (e un po' anche il prezzo al
barile), ma ormai soltanto il governo è ladro.
Il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera non è un professore che
nella sua precedente vita professionale ha avuto a che fare con
certe lobby, ma si può considerare l'eccezione che conferma la
regola. Da banchiere, a capo di Intesa, ha finanziato tutto e tutti.
Oggi, dunque, nessuno o quasi gli può chiedere nulla. Semmai, è lui
che può alzare il telefono e convincere all'istante un duro
negoziatore come l'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne a
sganciare altri 5 milioni di euro per chiudere la trattativa per
Termini Imerese. Quattro soldi, a confronto di quello che Passera ha
prestato alla Fiat nel 2002 e ha fatto poi per Marchionne alla
scadenza del convertendo. Non erano aspirine.