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Il "Mondo apparente" globalizzato



di Alfredo Lissoni


Il G8, che aveva portato in piazza trecentomila dissidenti, si era tenuto a Genova, per scelta della precedente amministrazione (forse per appianare lo scontro scattato nel luglio 2000, quando l'Italia aveva protestato con l'America per lo scudo spaziale?). Nella sola Italia, contro la globalizzazione scesero in campo nomi noti della destra come della sinistra italiana, e pure della Chiesa cattolica, come il cardinale Ersilio Tonini; mentre hackers di tutto il mondo boicottavano i principali siti del pianeta effettuando centinaia di incursioni (70 siti web italiani solo stati attaccati in un colpo solo, il 10 luglio 2001; fra le "vittime", anche le pagine web Mediaset di Berlusconi, padrone di casa del G8, e di Italia On Line). Il 20 luglio si apprendeva che "oltre 250.000 computer nel mondo erano stati contagiati dal virus Codice Rosso (o SirCam), di provenienza misteriosa, che mirava a creare un attacco coordinato e massiccio contro il sito Internet della Casa Bianca. Ma l'attacco era stato prevenuto dai tecnici della Casa Bianca cambiando l'indirizzo numerico del sito. Codice Rosso, per il centro anti-virus dell'FBI, poteva deteriorare una serie di servizi Internet".

Gruppi hackers sudamericani (rappresentanti di quei Paesi maggiormente colpiti dalla politica di globalizzazione) tramite i pirati informatici Cobras si erano intrufolati nelle Home Pages di molti enti governativi americani, come quello per l'Industria, rovinandole o cancellandole; molti gli attentati dinamitardi e gli allarme bomba nelle principali città italiane, prima e dopo il vertice, specie a Genova, Milano, Roma e Bologna; e, come già sottolineato, scontri violentissimi tra dimostranti e forze di polizia, sfociati in un morto, in una marea di polemiche, nella richiesta di dimissioni di politici, in cacce all'uomo da parte della polizia ed una denunzia di Amnesty International nei confronti dell'Italia, responsabile di "violazione dei diritti umani" (forse per la prima volta in assoluto, dal Dopoguerra!). Il vero messaggio che era passato alle menti più attente, nonostante si fosse tentato di sminuirlo focalizzando opportunamente l'attenzione mediatica sui pochi violenti che avevano funestato la manifestazione, era che la gente non voleva le imposizioni dei globalizzatori, ed era pronta a difendere le proprie sacrosante ragioni ad ogni costo. E sebbene i potenti della Terra brindassero e discutessero allegramente fingendo di ignorare scontri e manifestazioni, rifiutandosi persino di interrompere il G8 alla notizia del primo morto, nel resto del mondo la situazione fu analoga: ovunque proteste, scontri, manifestazioni, sia prima e che dopo il vertice, contro una globalizzazione voluta solo da pochi ricchi, intenzionati a dominare il pianeta.

La tv indipendente Itv trasmetteva un servizio shock che dimostravano come i dieci miliardi di dollari prestati all'Indonesia dalla Banca mondiale fossero andati "smarriti" durante il regime del generale Suharto. Il titolo del programma, "The New Rulers of the World", i nuovi padroni del mondo, puntava il dito contro il G8; il suo autore, il controverso giornalista inglese John Pilger, denunziava la globalizzazione come "l'ultimo stadio del dominio coloniale dei più deboli da parte dei più forti, Stati Uniti in testa, con la santa alleanza delle altre potenze industriali ed i vertici della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale e dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), tutti convocati a Genova". "Mancano solo i presidenti e gli amministratori delegati delle multinazionali, come Coca-Cola, Time Warner, McDonald's, Starbucks e Shell, e il governo globale sarebbe al completo", dichiarava. "É la nuova Spectre: capi di stato e di governo che, pur eletti con un mandato popolare, si assoggettano al diktat dei grande business; direttori delle principali istituzioni finanziarie internazionali che affamano i paesi sottosviluppati per favorire l'industria privata; governatori di banche centrali e tycoon multimiliardari che complottano per arricchirsi", scriveva il giornalista Pino Buongiorno su "Panorama" del 26 luglio 2001 (ma nelle righe successive smentiva sé stesso). La risposta di Bush, dopo il G8, era in stile, durissima. "Il presidente americano Bush attacca i movimenti antiglobal", titolava l'Ansa. "Invece di sostenere le politiche che aiutano i poveri, sostengono politiche che li condannano alla povertà, ha dichiarato. Bush se la prende con 'l'isolazionismo e il protezionismo che prevale in coloro che cercano di disturbare il vertice di Genova. E ribadisce: il commercio è il miglior mezzo per la crescita economica di tutti". Bush ribadiva la propria intransigenza: "Nonostante tutto la globalizzazione andrà avanti".

Le reali intenzioni del capo della Sinarchia USA furono palesi da subito. "Scudo stellare, ecco di cosa parlano i potenti al G8", scrisse un netsurfer sul newsgroup it.discussioni.UFO. "Altro che fame del mondo e debito pubblico e una scusa per parlare di armi. Fonte, la tv Teleducato Parma ore 12.00 circa".

D'altra parte, Bush difendeva gli interessi di quei potenti che lo sostenevano: l'IMF di Washington, ovvero il Fondo Monetario Internazionale (diretto da Horst Koehler), che promuove la cooperazione monetaria internazionale, controllando la stabilità dei tassi di cambio e dell'inflazione; il WTO di Ginevra, World Trade Organization, organizzazione mondiale del commercio diretta da Mike Moore, che ratifica gli accordi internazionali e monitorizza le politiche commerciali nazionali, "assistendo" i paesi in via di sviluppo; il World Economic Forum, fondo economico mondiale di Klaus Schwab con sede a Davos (Svizzera), che raggruppa un migliaio di finanzieri ed imprenditori che controllano il mondo finanziario. "Quest'ultimo è un consesso aperto (si fa per dire) a un numero più ampio di potenti minori e di imprenditori russi", ha scritto Maurizio Blondet su "L'Avvenire". "Non stupisce dunque apprendere che a fondare nel '71 il World Economy Forum di Davos fu Klaus Schwab, poco noto docente di business administration, allievo entusiasta di Jean Jacques Servan-Schreiber. Oggi dimenticato, Servan-Schreiber è stato un futurologo ascoltatissimo. Negli anni '60 previde che l'Europa avrebbe dovuto alzare un muro verso l'Est, per impedire ai nostri lavoratori di fuggire nel paradiso sovietico, dove trionfava il pieno impiego e lo sviluppo senza ombre. Tuttavia la sua fama non ne soffrì: Servan-Schreiber, oltre che miliardario, era una creatura di Jean Monnet. L'uomo che, per conto dei Rockefeller, dei Lazard e delle altre banche americane, distribuiva a suo arbitrio i fondi del Piano Marshall. L'intoccabile che con quei fondi impose l'Unione Europea come la conosciamo oggi, burocratica, sovranazionale e tecnocratica. C'è bisogno di dire che il Forum di Davos, ente privato, agisce con contributi della Commissione Europea (cioè nostri?). Oggi, il Forum rende note ai suoi soci minori decisioni prese da tempo dal CFR".

"Davvero la Banca mondiale è un Moloch che inghiotte senza saziarsi mai i popoli meno fortunati quando invece il presidente, James Wolfensohn, fa di tutto per apparire, sull'onda delle proteste popolari, una specie di madre Teresa di Calcutta al servizio dei poveri?", si domandò il settimanale Panorama.
In quei momenti fu oltremodo istruttivo, per chi scrive, studiare le reazioni del mondo, attraverso le dirette televisive, i giornali (che minimizzavano o esaltavano gli scontri a seconda delle personali tifoserie politiche, creando ad ogni piè sospinto martiri, demoni ed eroi); come pure fu sociologicamente interessante raccogliere i principali messaggi veicolati via Internet; era palese che la gente fosse stufa del "governo dei potenti" (che chiedevano di allargare il G8 ad altri paesi) e non credesse alle loro promesse; l'impunità garantita dall'anonimato in rete spinse i molti ad esprimere ciò che realmente pensavano.

"Nessuno sembra accorgersi che gli spaccatutto, le tute nere e il gruppo dei devastatori sono essi stessi figli della globalizzazione. Nati forse a Seattle sono prosperati a Melbourne, a Praga, a Davos e a Genova hanno dato il peggio di sé, mostrando il volto selvaggio della mondializzazione", ha scritto l'Espresso il 2 agosto 2001.
Gli antiglobal, in buona sostanza (e visto che i media si sono rifiutati di spiegarcelo) contestavano "la necessità di mantenere ambiti di povertà, anche all'interno dei Paesi ricchi, ove recuperare mano d'opera a basso costo; i brevetti dei globalizzatori sono troppo costosi per i Paesi poveri; i costi dei brevetti da sostenere, e da registrare in tutto il mondo, fanno un dominio dei ricchi e dei potenti", spiegava la rivista anarchica "A". Aggiungendo: "Fino a ieri gruppi economici hanno indirizzato le scelte dei governi rimanendo però in una posizione formalmente subordinata; oggi danno indicazioni ai governi dichiarando la propria superiore capacità operativa; in questo modo è nata un'organizzazione decisionale che non ha una sede fissa (Trilateral, Bildeberg; N.d.A.), che non rende conto del suo operato alla collettività, nemmeno formalmente. Molto del potere dei governi, già tanto lontani dalla popolazione, è stato ceduto a soggetti quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il WTO, a loro volta dominati da interessi aziendali di soggetti che fanno parte al massimo di una decina di Paesi, ma che principalmente sono statunitensi. Il WTO è la personalità legale della globalizzazione. Se le leggi di uno Stato violano i regolamenti di questa organizzazione, esse devono essere abrogate, pena sanzioni commerciali. Sono almeno 160 le leggi nazionali già modificate in numerosi Paesi per seguire i regolamenti (la stessa Italia si è trovata forzatamente ad entrare in Europa e ad adeguare il proprio tenore di vita agli standard esteri, il che ha causato una forte crisi. Esistono documenti interni che affermano che l'Italia sarebbe dovuta entrare, anche contro il parere contrario della sua popolazione; N.d.A.). Il trattato del WTO è composto da 22.000 pagine, come evidenzia lo studioso Ralph Nader; esse danno forma ad un governo dell'economia mondiale dominato dai giganti dell'imprenditoria, senza fornire una parallela norma giuridica democratica che ne permetta il controllo. Nessuno Stato ha aderito all'Organizzazione dopo un dibattito almeno parlamentare, nessuno Stato ha stimolato una discussione pubblica che interessasse i cittadini, nessuno ha predisposto elementi informativi. Il WTO svolge un'azione di spinta verso la globalizzazione economica delle imprese. Per effetto di ciò, vasti segmenti della popolazione mondiale, di Paesi in via di sviluppo, vengono catapultati nel mercato globale. Se i patti del WTO fossero pienamente rispettati ed i tassi occidentali imposti ai Paesi in via di sviluppo, due miliardi di persone saranno disoccupate, diventando manodopera urbana a basso costo!".

"Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale riscuotono dai Paesi indebitati (poveri) cifre enormemente più grandi di quelle prestate, e grazie a questo cappio ne controllano la politica interna; per avere prestiti o delazioni temporali, questi ultimi riducono fino ad annullarla l'autonomia politica e sociale".

"La ricerca scientifica non segue un file sociale condiviso. Va dove portano i finanziamenti, che provengono in modo massiccio da apparati economici di mercato, con la necessità di ottenere profitti. Tale è la logica dell'imposizione degli organismi geneticamente modificati, che non nascono dalla constatazione di problemi alimentari (l'80% dei bambini malnutriti vive in nazioni che hanno eccedenze alimentari), ma dalla volontà di aumentare la produzione per ettaro e quindi i profitti. La meccanica di questo modello sociale fa sì che esso, non condiviso, sia invece auspicato, desiderato, voluto dalla popolazione di gran parte dei Paesi, tramite le immagini della pubblicità, che video e media trasmettono; un mondo superficiale, apparentemente senza problemi, apparentemente pieno di sesso, di potere personale, di colori. Un mondo apparente".

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