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Il muro di Berlino è caduto?



di Marco Bazzato


A volte viene da chiedersi se il muro di Berlino è realmente caduto, e le barriere politiche e sociali che per più di cinquant'anni hanno fatto volgere lo sguardo ad Est con misto timore e paura, per le realtà che pochi avevano la possibilità di conoscere e toccare con mano, oppure se esso vive ancora nelle menti di troppi cittadini dell'Unione e nell'Italiano?
L'Europa oggi può essere vista da molte angolazioni: in modo distaccato, osservandola come una teorica ed unica identità politica internazionale, oppure osservando l'Europa da Ovest ad Est e viceversa.
Il cittadino medio dell'Europa Occidentale ha scarsa conoscenza dei nuovi futuri vicini, memore d'un retaggio indotto da decenni di guerra fredda, e tende tuttora percepire il cittadino dell'Est quasi come un naturale "nemico", viziato dal pregiudizio, e paure ataviche di difficile cancellazione mnemonica.
Complice di questa situazione che si protrae da più di tre lustri sono anche i media, che troppo spesso fotografano e danno l'immagine di queste realtà emergenti solo a tinte fosche o per fatti di cronaca nera che toccano direttamente o indirettamente anche le realtà Italiane.
Cos'è oggi l'Est Europeo?
Vedendo l'Est Europeo con i piedi fissi nella terra Bulgara si riesce a capire perché l'Ovest Europa è vista come un Eldorado dove trovare fortuna, ed uno status di vita diverso da quello attuale.
L'Est è anche miseria e povertà, realtà in crescita negli Stati dell'Unione attuale, ma l'Est non è solo qesto, esso appartiene alla radice storica e culturale, apparentemente diversa dell'Europa stessa, l'Est è da sempre la porta verso oriente, è incontro,  fusione, mescolanza fra diverse culture e religioni che nel corso dei secoli si sono affrontate e combattute, ma che ora hanno saputo trovare una pax d'accettazione e rispetto, provando a mantenersi nel difficile equilibrio di una pacifica convivenza, anche se a volte le frizioni ed incomprensioni secolari non sono sanate completamente.
Che Europa vogliono i cittadini? Un Europa a due velocità dove ad Occidente gli stipendi sono anche dieci volte magiori rispetto agli Stati dell'Est, oppure un Europa dove le disuguaglianze economiche siano appianate? Resta da capire se sarà salita verso l'alto da parte dell'Est, o verso il basso da parte dell'Ovest.
L'Unione ha innanzi sfide di difficile soluzione, dovendo cercare di tener coese realtà sociali cosi diverse, e sussiste il forte dubbio, che il bisogno dell'allargamento, sia un semplice calcolo di economie di scala, dettate dalla necessità di produrre a basso costo, senza dazi doganali,  mettendo in secondo piano la necessità di crescita armonica delle realtà sociali che dopo il crollo del muro di Berlino e dell'ex Impero Sovietico sono state abbandonate al loro destino, avendo dovuto far della sopravvivenza quotidiana l'imperativo principale.
L'Europa dell'Ovest ha bisogno dell'Est in nome del principio della complementarietà dove l'area del libero scambio sia in primo luogo culturale e sociale, non solo economica.
Molta strada è stata fatta, sopra tutto in silenzio, senza adeguato spazio nei media, dove  tanti cittadini dell'Ovest stanno scoprendo nuove realtà, modi di vita, usi, costumi, cultura, paesaggi naturali e contatti sociali che prima erano preclusi o autopreclusi.
L'Europa ha necessità d'ampliare gli orizzonti del cittadino medio, facendo conoscere in modo diverso, in nome d'una crescita comune, affinché l'Est si senta accettato in un Unione che riesce a proporre e creare forza culturale e sociale, che trasporta i semi della ricchezza anche economica in tutti gli Stati dell'Unione.
L'Occidente ha bisogno della realtà dell'Est per trovare una nuova armonia, dove il ritorno economico sia uno dei fattori,  assieme all'arricchimento della persona nella sua individualità non massificata dagli aspetti negativistici, che troppo spesso nel nome del presunto diritto di cronaca mettono all'indice intere Nazioni  marchiandole senza possibilità di riscatto innanzi agli occhi del mondo.
Le barriere fisiche sono facili da erigere ed abbattere, ma quelle psichiche, viziate dal pregiudizio, dal retaggio culturale individuale e sociale, sono le vere sfide su cui l'Unione Europea dai vertici sino al cittadino più semplice devono interrogarsi, trovando soluzioni informative e formative affinché l'oscurantismo anche mediatico degli aspetti  migliori delle molteplici realtà in via d'ingresso nell'Unione siano adeguatamente conosciute e valorizzate per il valore d'arricchimento sociale di cui sono portatrici.
La "diversità" nella molteplicità culturale è l'evoluzione del conoscere per non essere più schiavi d'un ignoranza, alzando il velo negli occhi dei cittadini nel nome di quella carta dei diritti umani che fa bella figura nei discorsi  ufficiali, per poi giacere nel dimenticatoio, quando solo l'economia ed il denaro diviene fattore predominante nelle scelte geopolitiche e strategiche che poi ricadono nei cittadini non solo dell'Unione Europea, ma del mondo stesso.

Marco Bazzato
Sofia (BG) 12.04.2005
Marco.bazzato@libero.it
www.insight-mv.com

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Fonte: Marco Bazzato