Il
futuro della sicurezza è nelle nanotecnologie. Ne sono convinti gli
esperti del Consiglio Nazionale delle Ricerche americano, autori di un
recente studio sull'uso governativo di elettronica molecolare, calcolo
quantistico e nanostrutture. Tradotto in termini pratici: i
nanodispositivi possono potenziare incredibilmente le attività di
spionaggio.
DARPA, l'agenzia di ricerca della Difesa USA che negli anni sessanta
gettò le basi di Internet, starebbe già lavorando su nanosensori
ambientali e reti nanoscopiche di comunicazione. Con i giusti
finanziamenti, i tecnici dell'intelligence USA saranno presto in grado
di realizzare invisibili nanodispositivi per la sorveglianza a distanza.
Ad ogni modo DARPA, così come altri istituti che stanno sperimentando
le nanotecnologie, non godranno di particolare libertà. Gli esperti del
Consiglio hanno infatti voluto porre paletti ben precisi: stop a
qualsiasi ricerca per progetti fantascientifici. Nanoassemblatori
compresi. Infatti aleggia ancora molto scetticismo negli ambienti
accademici USA. Nel rapporto si legge che probabilmente le
nanotecnologie non avranno lo stesso impatto globale riscontrato da
biotecnologie e microelettronica.
Ma oggi è difficile fare previsioni. Anche senza voler considerare le
molte preoccupazioni che circondano l'avvento delle nanotecnologie, è
certo che gli Stati Uniti sono, al momento, l'unico stato del globo ad
investire complessivamente ben 3 miliardi di dollari all'anno in questo
settore: nel frattempo Unione Europea, Cina, Giappone, Svizzera ed
Israele hanno avviato programmi di ricerca simili. Anche in Italia
qualcosa si muove.
Istituzione scientifica citata
nell'articolo: National
Research Council
***