La crisi, si è detto in
due precedenti articoli, non è da scoppio
della bolla finanziaria, come affermano
tutti, ma da sovradomanda e sottoproduzione
per scarsità delle materie energetiche che,
provocando, a cascata, rialzo dei prezzi
nell’energia, nelle materie prime, nei beni
alimentari e in quelli immobiliari, ha reso
insolventi le varie forme d’indebitamento
privato, prima di tutte dei sub prime
concessi agli homeless. Tutto ciò è effetto
della globalizzazione che gli USA avviarono
stracciando, unilateralmente, il trattato di
Bretton Woods negando convertibilità in oro
al dollaro, quindi, la stabilità economica
all’Occidente, l’alleanza con la Cina fece
il resto. Così si crearono le premesse per
la deregulation e lo sviluppo tumultuoso
della finanza dei derivati finalizzato a
connettere e ampliare il mercato, ora,
globale, non internazionale. L’impetuosa,
conseguente, crescita demografica attivava
una domanda sempre più insoddisfatta e una
situazione conflittuale che trova
nell’Eurasia il suo epicentro, con
un’evoluzione bellicistica dagli esiti
imprevedibili, catastrofici se non
individuiamo le ragioni vere delle crisi e
ci affidiamo alla ragioneria. Il
Mediterraneo è, in Eurasia, luogo ove si
scaricano le tensioni tra paesi emergenti e
le potenze occidentali alle quali l’Italia
appartiene perché ha perso la guerra
mondiale e sottoposta a servaggio. In un
mondo instabile e precario, la Germania
impose, con l’Euro, la stabilità, il
sacrificio del mercato interno europeo,
lucrando sui paesi mediterranei e della
periferia atlantica, sviluppando la sua
presenza sul mercato mondiale sottraendo a
paesi come l’Italia larghe fette di esso,
condannandola allo sviluppo zero.
L’insolvenza del Mediterraneo ha queste
origini, una bizzarra volontà di potenza che
si poggia su una moneta che non lo è,
costruita sul nulla, non su una vera,
indispensabile, unità politica con un’unica
politica economica che presuppone un unico
debito pubblico e non spreads tra surplus e
deficit. La crisi dei derivati su spreads e
debiti sovrani non è quella dei derivati
sugli squilibri creatisi nel mercato
mondiale con protagonisti USA e paesi
emergenti.
Vi sono soluzioni che non siano la guerra?
Questo è il punto, eminentemente politico,
affidarlo, da noi, a Monti è roba da
mentecatti, di persone che mai hanno avuto
come Patria, nel loro cuore, l’Italia.
Gli USA, negando convertibilità in oro al
dollaro, fecero cosa inedita e inaudita,
tolsero alla moneta l’aggancio al tesoro
della nazione, che essi garantivano per
tutti. Dovevano farlo, poterono, però,
continuando a esercitare, col dollaro, il
ruolo di moneta mondiale, non più
giustificato. Su questa base, e solo su
questa, Reagan poté dire: “Il debito è
grande, adulto, se la vedrà da solo” o giù
di lì. Con questo slogan lanciò a velocità
pazza lo sviluppo mondiale e mise in
ginocchio l’URSS. E’ stato un bene ma anche
un male, il mondo è costretto a concedere la
sovranità a una moneta che, intrinsecamente,
non l’ha più, gli Stati Uniti non
garantiscono nessuno al mondo perché, a
lungo andare, non vincolare la moneta
all’oro è puro arbitrio, è la deregulation
delle deregulations. Risolvere il conflitto
mondiale, significa chiudere e sanare questo
vulnus, come chiedono i paesi emergenti,
disposti a farsi carico della stabilità del
mondo solo se la moneta mondiale ridiventa
forte mescolandosi con le altre che lo sono
diventate. Tra queste non c’è l’euro,
l’Europa sta in brache di tela nonostante il
gonfiare i muscoli di Sarkozy e l’impettito
petto prussiano di Merkel, l’Europa potrà
tornare a giocare un ruolo se toglie la
camicia di forza dell’Euro e del Patto di
stabilità che lo protegge, se lascia i suoi
diversi geni locali giocarsi le proprie
vocazioni, al servizio dell’Europa, ognuno
per la sua parte. Ridimensionamento del
dollaro e ancoraggio all’oro, licenziamento
dell’euro, sono le premesse per contenere i
conflitti nel mondo e in Europa, per venire
a capo delle crisi. Sì, in Europa, la Merkel
s’illude se pensa che l’Europa si lascerà
affamare, non vede come, accanto al
mondialismo americano, si stanno sviluppando
i nazionalismi. Tutto ciò è pura follia, un
economicismo stolido che ha liquidato dalla
scena, nel mondo e in Europa, la politica. I
banchieri non c’entrano niente, hanno solo
il torto, nel tentativo di difendere le
banche, di imporre alla politica questo
movente che è tra i moventi della politica
ma non il solo né il principale. La moneta è
un servizio non un sovrano. E’ il Sovrano,
però, che ha abdicato, per colpa del
mondialismo e dei nazionalismi!
Questo è l’inizio di un discorso sulle
soluzioni, ridare all’Italia il suo ruolo
nel Mediterraneo al servizio di una
ricomposizione diversa dell’Europa, è un
corollario inevitabile. A chi obietta che
senza l’euro l’Europa è persa, va detto il
contrario, con l’Euro l’Europa è persa! Chi
vuol salvarlo non sa che dice e fa, come
Sisifo, trasporta con spreco di forze il
masso alla cima per vederlo rotolare di gran
carriera a valle, nelle sabbie mobili!
***
La crisi, si è detto in due precedenti articoli, non è da scoppio della bolla finanziaria, come affermano tutti, ma da sovradomanda e sottoproduzione per scarsità delle materie energetiche che, provocando, a cascata, rialzo dei prezzi nell’energia, nelle materie prime, nei beni alimentari e in quelli immobiliari, ha reso insolventi le varie forme d’indebitamento privato, prima di tutte dei sub prime concessi agli homeless. Tutto ciò è effetto della globalizzazione che gli USA avviarono stracciando, unilateralmente, il trattato di Bretton Woods negando convertibilità in oro al dollaro, quindi, la stabilità economica all’Occidente, l’alleanza con la Cina fece il resto. Così si crearono le premesse per la deregulation e lo sviluppo tumultuoso della finanza dei derivati finalizzato a connettere e ampliare il mercato, ora, globale, non internazionale. L’impetuosa, conseguente, crescita demografica attivava una domanda sempre più insoddisfatta e una situazione conflittuale che trova nell’Eurasia il suo epicentro, con un’evoluzione bellicistica dagli esiti imprevedibili, catastrofici se non individuiamo le ragioni vere delle crisi e ci affidiamo alla ragioneria. Il Mediterraneo è, in Eurasia, luogo ove si scaricano le tensioni tra paesi emergenti e le potenze occidentali alle quali l’Italia appartiene perché ha perso la guerra mondiale e sottoposta a servaggio. In un mondo instabile e precario, la Germania impose, con l’Euro, la stabilità, il sacrificio del mercato interno europeo, lucrando sui paesi mediterranei e della periferia atlantica, sviluppando la sua presenza sul mercato mondiale sottraendo a paesi come l’Italia larghe fette di esso, condannandola allo sviluppo zero. L’insolvenza del Mediterraneo ha queste origini, una bizzarra volontà di potenza che si poggia su una moneta che non lo è, costruita sul nulla, non su una vera, indispensabile, unità politica con un’unica politica economica che presuppone un unico debito pubblico e non spreads tra surplus e deficit. La crisi dei derivati su spreads e debiti sovrani non è quella dei derivati sugli squilibri creatisi nel mercato mondiale con protagonisti USA e paesi emergenti.
Vi sono soluzioni che non siano la guerra? Questo è il punto, eminentemente politico, affidarlo, da noi, a Monti è roba da mentecatti, di persone che mai hanno avuto come Patria, nel loro cuore, l’Italia.
Gli USA, negando convertibilità in oro al dollaro, fecero cosa inedita e inaudita, tolsero alla moneta l’aggancio al tesoro della nazione, che essi garantivano per tutti. Dovevano farlo, poterono, però, continuando a esercitare, col dollaro, il ruolo di moneta mondiale, non più giustificato. Su questa base, e solo su questa, Reagan poté dire: “Il debito è grande, adulto, se la vedrà da solo” o giù di lì. Con questo slogan lanciò a velocità pazza lo sviluppo mondiale e mise in ginocchio l’URSS. E’ stato un bene ma anche un male, il mondo è costretto a concedere la sovranità a una moneta che, intrinsecamente, non l’ha più, gli Stati Uniti non garantiscono nessuno al mondo perché, a lungo andare, non vincolare la moneta all’oro è puro arbitrio, è la deregulation delle deregulations. Risolvere il conflitto mondiale, significa chiudere e sanare questo vulnus, come chiedono i paesi emergenti, disposti a farsi carico della stabilità del mondo solo se la moneta mondiale ridiventa forte mescolandosi con le altre che lo sono diventate. Tra queste non c’è l’euro, l’Europa sta in brache di tela nonostante il gonfiare i muscoli di Sarkozy e l’impettito petto prussiano di Merkel, l’Europa potrà tornare a giocare un ruolo se toglie la camicia di forza dell’Euro e del Patto di stabilità che lo protegge, se lascia i suoi diversi geni locali giocarsi le proprie vocazioni, al servizio dell’Europa, ognuno per la sua parte. Ridimensionamento del dollaro e ancoraggio all’oro, licenziamento dell’euro, sono le premesse per contenere i conflitti nel mondo e in Europa, per venire a capo delle crisi. Sì, in Europa, la Merkel s’illude se pensa che l’Europa si lascerà affamare, non vede come, accanto al mondialismo americano, si stanno sviluppando i nazionalismi. Tutto ciò è pura follia, un economicismo stolido che ha liquidato dalla scena, nel mondo e in Europa, la politica. I banchieri non c’entrano niente, hanno solo il torto, nel tentativo di difendere le banche, di imporre alla politica questo movente che è tra i moventi della politica ma non il solo né il principale. La moneta è un servizio non un sovrano. E’ il Sovrano, però, che ha abdicato, per colpa del mondialismo e dei nazionalismi!
Questo è l’inizio di un discorso sulle soluzioni, ridare all’Italia il suo ruolo nel Mediterraneo al servizio di una ricomposizione diversa dell’Europa, è un corollario inevitabile. A chi obietta che senza l’euro l’Europa è persa, va detto il contrario, con l’Euro l’Europa è persa! Chi vuol salvarlo non sa che dice e fa, come Sisifo, trasporta con spreco di forze il masso alla cima per vederlo rotolare di gran carriera a valle, nelle sabbie mobili!
***