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Ci serve un nuovo Impero d'Occidente



dal Editoriale "il Riformista"


guerra al terrorismo. la loro sfida è imperiale, la nostra risposta è nazionale

Un fortunato slogan della McDonald’s diceva: think globally, act locally. Pensa in termini globali, agisci in chiave locale. Questo modo di procedere - che oggi definiremmo «glocalizzazione» - è tipico di tutte le grandi organizzazioni che abbiano a che fare con una dimensione globale. La Chiesa cattolica funziona così, l’Islam funziona così, le multinazionali funzionano così. Gli imperi hanno sempre funzionato così, e per questo a tutt’oggi rimangono la forma più efficace mai sperimentata nella storia per governare le diversità, farle convivere, dare alle nazionalità una cornice sovranazionale nella quale risolvere rivalità e conflitti. Al punto che c’è ormai una vasta pubblicistica che lamenta proprio la scomparsa degli imperi come la causa prima del caos odierno. Il nuovo ordine mondiale, che doveva sostituirli con la Società delle Nazioni o con l’Onu, non è mai sorto. E la potenza americana, seppure di proiezione e mezzi imperiali, si è sempre intimamente rifiutata di assolvere a funzioni imperiali, alternando isolazionismo a idealismo, protezionismo a mercantilismo; di fatto incapace di garantire da sola una pax paragonabile, per estensione e durata, a quella romana o britannica.
Questo mondo senza imperi si trova ora davanti un nemico che fa esattamente ciò che la McDonald’s consigliava ai suoi manager. Il terrorismo islamista pensa in termini globali e agisce su scala locale. Le vicende londinesi dell’ultima settimana ci hanno persino rivelato un nuovo sviluppo di questa tattica, la nascita di un vero e proprio movimentismo del terrore, pronto a sostituire lo zainetto esplosivo alla P38 dell’autonomia, per portare nelle strade lo scontro armato. Il nuovo terrorismo è favorito nel suo progetto dalla sostanziale caduta delle frontiere tra stati e culture. Se si vuole spaventare gli italiani, non c’è nemmeno bisogno di colpire Roma o Milano. A Londra c’erano duecentomila italiani il sette di luglio. A Sharm el Sheikh ce n’erano trentamila venerdì scorso. La quantità degli obiettivi è perciò pressocchè illimitata: tutti i luoghi dove gli occidentali viaggiano, fanno affari, si divertono. Tanto l’Occidente possono trovarlo ovunque si balli, in una discoteca di Bali o del Mar Rosso. Ciò consente di armonizzare alla perfezione l’autonomia dei gruppi locali con l’obiettivo strategico globale. Ogni al Qaeda regionale, che sia londinese o cecena, può fare la sua parte di spontaneismo armato. Il terrorismo islamista è al momento la formula globalizzata di maggior successo, una delle poche organizzazioni umane in cui l’autonomia nazionale non è più un ostacolo all’azione comune. Gode dunque dei vantaggi di un impero; e, non avendo i complessi di colpa dell’Occidente, non nasconde l’ambizione di farsene uno vero e proprio: che cos’altro è, se non un Impero, il Califfato per cui si batte Bin Laden?
L’Occidente non dispone invece di una capacità di risposta imperiale, cioè sovranazionale. In Iraq, l’epicentro dello scontro, dell’Occidente è rimasto ben poco, e quello che c’è non vede l’ora di andarsene. C’è anzi una forte componente dell’opinione pubblica americana, inglese e italiana, che vede proprio nell’esserci andati la causa prima dell’insorgenza terrorista. Il fatto che gli islamisti colpiscano anche l’Egitto di Mubarak o rapiscano i diplomatici algerini e giordani, non sembra scalfire questo assioma. In Europa, dove una forma di impero benevolo e cooperativo era nato con l’Unione, esso si sta dimostrando incapace di andare oltre la moneta per svolgere funzioni di sicurezza comuni, sia dal punto di vista del dispiegamento della forza militare al servizio di una politica estera, sia dal punto di vista dell’uso degli apparati repressivi, con i quali invece ogni stato fa da sé, o non fa affatto.

Questo è il primo problema che l’Occidente ha di fronte: solo un impero può vincere una sfida imperiale. E’ augurabile che l’emergere di una nuova classe dirigente - in Germania tra qualche settimana, in Italia e in Francia tra qualche mese - consenta di prendere atto di questa nuova realtà mondiale e metta fine all’illusione post-muro, secondo la quale siccome la Storia era finita l’Occidente poteva finalmente dividersi senza rischi. La nozione stessa di Occidente si è formata nell’unità contro il campo comunista, altra formidabile sfida imperiale. Speriamo che la sanguinosa dimostrazione di unità che ci sta fornendo in queste ore il terrorismo serva almeno a questo: a spingere anche noi all’azione comune, come dopo Berlino, dopo Budapest, dopo Praga. Finchè l’Occidente non rinascerà, rimettendo insieme americani ed europei di ogni nazionalità, l’imperialismo islamista avrà gioco facile e terrà in scacco anche quella parte del mondo musulmano che sarebbe volentieri amica dell’Occidente, se solo ce ne fosse uno.