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Precariato e underclass



di Andrea L. Casiraghi


Nuove realtà sociali oltre il proletariato

Stressato, insicuro, affranto. Sono questi i sentimenti di una larga fascia della popolazione. Malesseri, disorientamento, insicurezza. Duro il raffronto con la realtà; l’evoluzione della società ha portato alla nascita di nuovi malumori. Assopiti o frustrati, in perenne confronto con il passato, sconfitti dalla generazione precedente, istruiti e disoccupati, fragili e aggrappati alla speranza di un futuro che appare spesso nebuloso, avviluppato in una cortina di interrogativi che trovano poche risposte. Sono questi i giovani che popolano la nostra società. Un insieme variegato di vite e realtà unite da l’illusione di una carriera e la costante pressione di una società fondata più sui consumi che sul lavoro. Impossibilità di costruirsi una vita indipendente, impossibilità di stare al passo con l’evoluzione tecnologica che abbatte e frustra l’etica del lavoro. Il proletariato è morto, la fine della società delle industrie, dove la standardizzazione del lavoro divideva in classi nette il tessuto sociale, ha portato con se la moltiplicazione dei lavori, delle opportunità, delle esigenze di “inventarsi un lavoro”. E’ questa una strada che delinea con precisione l’evoluzione della cultura. Se un tempo il lavoro era il nesso per l’instaurazione di collettivi rapporti interpersonali e sociali, con il tempo si è andato a delineare non solo l’indebolimento dell’idea stessa di lavoro, ma la sostituzione del lavoro con il “consumo”: mezzo per il successo e l’affermazione personale all’interno delle molteplici, diversificate collettività urbane.
Arrangiarsi è diventato il paradigma contemporaneo. La fine dei processi industriali, la consapevolezza che oggi per produrre di più serve molta meno manodopera, sono certamente fattori che hanno inciso sulla trasformazione del mercato. Il prolificarsi di contratti e di prime possibilità d’inserimento, ha trasformato la base sociale in un agglomerato disomogeneo di realtà e esistenze distinte.
Un’underclass composta da migranti di seconda generazione, da giovani ultra istruiti e precari, da disoccupati di lunga durata, da donne che non riescono a trovare una conciliazione tra gli impegni lavorativi e famigliari. Una società all’interno della società nella quale è difficile ritrovare le fattezze di classi distinte, ma che può tranquillamente amalgamarsi nelle problematiche trovando una sorta di sottocoscienza. Il proliferarsi di questi fenomeni genera insoddisfazione e potenziali momenti di crisi. Le differenze sociali si sono così assottigliate verso il basso e la società tende ad essere meno piramidale di un tempo, più amalgamata e meno cosciente di se stessa.