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Summit dei Premi Nobel:

un nuovo ordine mondiale non dimenticando l'Africa



di Mikhail Gorbaciov


“Dobbiamo elaborare un nuovo ordine mondiale di cui già parlava Giovanni Paolo II, per assicurare un mondo più stabile, più giusto e più umano”: lo ha detto l’ex-presidente sovietico Mikhail Gorbaciov chiudendo il suo intervento poco fa nella sessione inaugurale del 6° Summit mondiale dei premi Nobel per la pace nella sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma.

“Abbiamo bisogno – ha detto tra l’altro l’uomo della Perestrojika - di una ‘carta mondiale’ che indichi i limiti non superabili da nessun Paese, dobbiamo occuparci dei destini dell’umanità: sono necessarie azioni immediati, concrete, una specie di trattato globale sull’organizzazione del mondo che tenga conto della diversità culturale”. Tra le ‘sfide’ dell’umanità citate da Gorbaciov, un ruolo centrale rivestiranno nel prossimo futuro la questione dell’acqua, della distribuzione delle risorse energetiche e delle relazione “con l’altro, come hanno dimostrato le recenti proteste nelle banlieues parigine”.

In un video-messaggio proiettato poco prima, l’ex-presidente sudafricano Nelson Mandela – premio Nobel per la pace nel 1993 insieme all’arcivescovo Desmond Tutu per la battaglia contro l’apartheid – ha espresso soddisfazione perché “due terzi dei Paesi africani, su un totale di 53, hanno istituzioni democratiche”. Mandela ha anche richiamato l’attenzione sui problemi che affliggono il continente, a partire dall’Aids/Hiv, definito “la più forte emergenza, anche più dell’apartheid”.

“L’emergenza Africa, dall’attenzione all’azione” è il tema della sesta edizione dell’incontro che Roma ospita ogni anno le personalità e le organizzazioni insignite del prestigioso riconoscimento: stamani è stato tributato un omaggio particolare al fisico Joseph Rotblat, premio Nobel per la pace nel 1995 per l’impegno contro la proliferazione delle armi nucleari, morto ad agosto all’età di 96 anni.