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Il problema non è l'Italia ma l'Euro

Tutti lo sanno ma nessuno può ammetterlo



di Marcello Inghilesi


Il compito a casa che Merkel-Sarkò hanno dato a Monti non è quello di cui tutti parlano: salvare l’Italia nell’Euro. E’ invece come uscire tutti assieme dall’Euro. Ovviamente Merkel e Sarkò non possono dirlo; sono politici con elezioni a breve e non possono smentire loro stessi. Quindi chi meglio di un bravo prof, per di più italiano (facile da irridere), per la bisogna?

Che l'Euro non funzioni lo dicono i fatti; il fiume di parole di politici e tecnocrati, che non possono smentire più di 10 anni di loro prediche convinte (in qualche caso interessate), ormai se l’è portato via la piena di questi ultimi mesi. Come: “senza Euro saremmo al disastro; l’Euro ci ha salvati dal sottosviluppo; l’Euro senza il Sud-Europa sarebbe una moneta fortissima; la stabilità del valore monetario è la chiave dello sviluppo; senza euro, catastrofi economiche e addirittura possibilità di guerre civili”, e così via. Tutte parole e tesi da dimostrare, il più delle volte indimostrabili, quasi sempre tecnicamente e politicamente superficiali o sbagliate.

L’Euro fu fatto sostanzialmente con due obiettivi: come strumento di integrazione europea; e come valuta forte, sulla quale far convergere finanze da tutto il mondo, in alternativa a dollaro e yen.
I due obiettivi sono stati mancati.

Dal momento della creazione della moneta unica, nessun processo importante di integrazione europea è stato fatto (non in campo sociale, non in quello fiscale, non in quello educativo o sanitario, non in quello commerciale, e neanche in quello economico-finanziario), facile sarebbe dimostrare questi fallimenti. Non c’è stata neppure una migliore integrazione politica; tutto come prima, se non peggio (il costo crescente della mirabolante macchina politico-burocratica di Strasburgo-Bruxelles, e anche una incomprensibile estensione geografica di una regione euro inventata).

L’Euro non poteva essere una moneta forte, per la semplice ragione che non rappresentava un sistema politico sociale unico, ma Stati-Nazione profondamente diversi tra loro e al loro interno, una moneta quindi non rappresentativa di un unico sistema economico-sociale e soprattutto ingestibile, come i fatti hanno dimostrato. Dollaro, yen, yuan e altre monete di Paesi emergenti, rappresentano patrimoni, economie, Stati, ben definiti, e sono monete gestite, con politiche nazionali mirate. L'Euro no.

Un fatto clamoroso di questi giorni è stato il mancato collocamento di metà delle obbligazioni tedesche in euro; la Germania non era a parole la locomotiva di questo Euro? Cosa vuol dire che il mercato (compreso quello interno tedesco) ha rifiutato di sottoscrivere un prestito alla Germania in Euro?
Come ne usciamo? Il problema non è l’Italia e neppure la Spagna, il Portogallo o la Francia; il problema è l'Euro. Quindi all’unico Presidente non politico e non eletto della vecchia Europa è stato dato il compitino a casa. Forse lui ha capito che deve ancora mettere a posto i conti italiani, esattamente come aveva fatto Tremonti. No: non si tratta di questo. Il “prof” deve dirci quale è la strada migliore per sostituire l’euro. Migliorarlo con un fondo salva Stati (gli Stati più ricchi “salverebbero” quelli più poveri) è in sé un’utopia etica, a meno che quelli più ricchi, con questo strumento, si pappino i più poveri (come forse sta succedendo in Grecia).

L’altro giorno un monetarista è tornato a proporre un serpente monetario; l'Euro resterebbe moneta di riferimento (come lo fu l’Ecu) per gli Euro-nazionali, che potrebbero oscillare su fasce percentuali, anche ampie, attorno ad esso. La politica monetaria tornerebbe agli Stati membri, finché gli Stati-Nazione non abbasseranno le proprie bandiere di fronte al progetto degli Stati Uniti d’Europa. Stupidaggine? Perché?

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