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Telesur, cambiare (canale) si può



di Vittorio Strampelli


America Latina. In onda dal 24 luglio prossimo le trasmissioni della nuova emittente sudamericana. Chàvez: ''Sarà la fine del monopolio dell'informazione di Stati Uniti ed Europa''.

Basta con la morfina mediatica dei telefilm di Fox e con l’egemonia dei grandi circuiti di informazione occidentali: cambiare (canale) si può. O meglio si potrà, dal 24 luglio prossimo, quando prenderanno il volo le trasmissioni di Telesur, la nuova emittente satellitare del Sud America, voluta dal presidente venezuelano Hugo Chávez e appoggiata dai governi di Venezuela, Cuba, Argentina e Uruguay.
“La concretizzazione di questo progetto presuppone un nuovo ordine informativo mondiale e porrà fine al monopolio delle informazioni esercitato da Stati Uniti ed Unione Europea”, ha dichiarato il presidente Chávez, che considera indispensabile aumentare l’indipendenza culturale dei paesi latinoamericani, vale a dire circa mezzo miliardo di persone. In linea con Aram Aharonian, giornalista uruguayano direttore di Telesur, che ha spiegato come si tratti di un progetto strategico, nato dalla necessità di dare voce ai latinoamericani, “sommersi da un cumulo di pensiero ed immagini unici, trasmessi dai media commerciali”. Meno Ucraina e più Equador, quindi, meno star hollywoodiane e più attenzione al devastamento della foresta amazzonica, a differenza delle reti a copertura locale ma i cui capitali esteri le rendono Usacentriche o Eurocentriche, come la CNN canale spagnolo o la TVE.
“Nuestro Norte es el Sur”, il nostro Nord è il Sud: suona più che appropriato il motto dell’emittente che, secondo i suoi dirigenti, cercherà di distinguersi dalle emittenti commerciali sotto molti aspetti. “I nostri presentatori avranno uno stile colloquiale, disporremo di giornalisti che racconteranno storie, saranno reporter e non pupazzi che sanno soltanto leggere il teleprompter. La nostra idea è quella di rivendicare il giornalismo. Inoltre, aspiriamo ad avere un’agenda nostra, toccando temi che presto scompaiono dagli schermi commerciali ma che non per questo cessano di essere notizia”.

Eppure, mancano ancora due mesi al lancio e già si sentono voci perplesse paventare che l’emittente si faccia portabandiera di un messaggio anti-Stati Uniti, vista l’inedita partnership che la finanzia: in testa alla critica c’è “Globovision”, una televisione locale dura con Chavez ma che, in base alla legge venezuelana, deve obbligatoriamente coprire i discorsi del presidente e seguire determinate istruzioni del governo. In questi discorsi, spesso Chavez ha descritto George W. Bush come un predatore che vuole attaccare il Venezuela e viceversa ha tessuto le lodi del presidente cubano Fidel Castro. Per questo alcuni critici confrontano questa nuova televisione con la rete araba “Al Jazeera”, di base in Qatar, spesso criticata dalla Casa Bianca ed accusata di presentare le notizie in modo partigiano, accendendo le folle contro gli Stati Uniti. D’altro canto, proprio questa potrebbe essere una grande risorsa della nuova Tv sudamericana: le nuove Tv arabe, infatti, hanno contribuito in maniera rilevante a far cadere molti tabù culturali e non smettono di mostrare l’altra faccia del Medio Oriente, spesso contrastante con quella data dal giornalismo embedded promosso dall’amministrazione americana.
Prescindendo dall’orientamento politico, un’informazione “diversa” è sempre e comunque positiva per chi vuol conoscere la verità e la novità, in questo caso, è che verrà data una voce al Sud del globo, troppo spesso dimenticato o relegato in ultima pagina, a meno che qualche “Grande” del Nord non lo trovi di suo interesse.

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