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Waldheim, dal nazismo alle Nazioni Unite



di Rachele Gonnelli


Aveva 88 anni, Kurt Waldheim, e per quasi dieci è stato segretario generale dell'Onu, dal 1972 al 1981 per due mandati consecutivi. Ma giovedì quando è morto, è stato ricordato soprattutto per un suo periodo della vita precedente a questo e di cui si è venuto a sapere molto dopo. Fu al termine di una lunga carriera al vertice della diplomazia internazionale, infatti, che una sua fotografia giovanile in divisa della Wehrmacht scoperta negli archivi nazisti di Coblenza fece emergere il suo passato di gerarca del Terzo Reich. A quel punto Waldheim era divenuto presidente dell'Austria. Lo scandalo durò per anni e soltanto dopo anni si ritirò dalla scena.

Era il 1986, quando iniziarono a circolare le voci della sua partecipazione a uccisioni e rastrellamenti, soprattutto per le testimonianze dei partigiani greci e jugoslavi. Fu tra l'altro avanzata l'accusa che Waldheim, che era stato comandante dell'esercito nazista in Grecia, abbia comandato il plotone d'esecuzione di un gruppo di soldati italiani arrestati dopo l'8 settembre. Ogni tassello della sua storia giovanile sembrava incompatibile con la sua lunga funzione di massimo difensore della pace tra le nazioni e dei diritti umani. Fu accusato anche di aver partecipato alla deportazione degli ebrei di Salonicco e di massacri di partigiani "titini" in Jugoslavia.

Figlio di un maestro, Kurt era nato il 21 dicembre del 1918, cioè appena alla fine della Prima guerra mondiale, in un sobborgo di Vienna. Aveva studiato diritto, come tutti i giovani ambiziosi in quel periodo e poi era entrato nell'Accademia consolare, prestigiosa "fabbrica" di diplomatici austriaci. Arruolatosi nella Wehrmacht, fece rapida carriera. Rimasto ferito sul fronte russo, nel 1942 fu promosso nello Stato Maggiore dell'esercito germanico nei Balcani.

Ciò che lascia esterrefatti è come sia riuscito a cancellare questo suo coinvolgimento forte nel regime nazista. Già nel 1955, fa la sua ricomparsa come primo rappresentante dello Stato austriaco all'Onu. E anche al Palazzo di Vetro fa subito strada. Prima diventa ambasciatore in Canada e poi, lo stesso anno in cui viene sconfitto nelle elezioni presidenziali in Austria, segretario generale delle Nazioni Unite. Siamo al 1972 quando inizia il suo primo mandato a Palazzo di vetro. Si è appena insediato quando scoppia la crisi di Settembre nero: 11 atleti israeliani sequestrati da terroristi palestinesi e poi uccisi a Monaco di Baviera. Ed è lui a introdurre per la prima volta il termine «terrorismo» nel vocabolario dell'Onu. Così come più tardi sarà il primo a parlare di «nuovo ordine economico mondiale». Per il resto le sue iniziative sono essenzialmente tentativi doverosi quanto inefficaci di conciliazione Cipro, in Vietnam, tra India e Pakistan, tra Egitto e Israele. Nel '77 inizia il secondo mandato. Appoggia il dialogo tra i due blocchi, le iniziative di distensione di Olof Palme e i trattati per il disarmo. Per il resto continua a seguire le crisi che si annodano davanti ai suoi occhi: i profughi della Cambogia, la guerra dei russi in Afghanistan, la Rivoluzione khomeinista a Teheran, la crisi degli ostaggi americani in Iran, la guerra Iran-Iraq. Tutte le crisi che hanno generato i mostri di oggi mostrano un suo passaggio senza lasciare molta traccia.

A fine mandato nel 1986 torna a Vienna per ripresentarsi per i conservatori come candidato alla presidenza. È allora che del tutto casualmente, durante una ricerca nel Bundesarchiv di Coblenza viene rinvenuta una foto che lo ritrae nel 1938 con la divisa di tenente delle Sa, Sturm Abteilungen, le "camicie brune" , battaglioni d'assalto della Wehrmacht. A quel punto il suo passato torna a galla, ma a pezzi, in una lunga sequela di rivelazioni. Lui adotta come unica linea di difesa l'essere stato soltanto un militare che obbediva agli ordini, la stessa di quasi tutti i gerarchi nazisti da Norimberga in poi. Lo stesso viene eletto capo di Stato.

L'unica sanzione per lui sarà essere stato inserito nella lista delle persone indesiderate negli Stati Uniti. Ma non gli verrà mai meno il sostegno, né nei suoi anni "americani" né dopo, da parte del tedesco Helmut Kohl, dall'Urss, dal Vaticano e da numerosi paesi arabi. Così non viene processato per crimini nazisti. Anzi, nell'88 una commissione di storici lo scagiona sottolineando solo come ne fosse «informato». E così resiste nella sua carica fino al termine del mandato nel 1992, accettando di non ripresentarsi e di ritirarsi dalla vita pubblica. Solo due anni dopo riceve, da cattolico fervente, una onorificenza papale per il suo ruolo svolto nelle Nazioni Unite. Ancora una volta mondo da ogni peccato. In questo modo per il Vaticano si presenta ora all'Eccelso.

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