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di Giorgio Prinzi
News del 25-10-2005
Ci si è più volte
chiesti quale fosse la posizione della Cina continentale verso quello
che da tempo sembra delinearsi come un nuovo ordine mondiale fondato sul
bipolarismo tra Mosca e Washington; notizie di poche ore fa sembrano
indicare il coinvolgimento diretto di Pechino in questo processo.
La notizia è in realtà la stessa, divulgata in maniera simile tanto da
assumere le caratteristiche di un informale comunicato congiunto
pubblicato on line a firma di Joe McDonald, che si qualifica come
collaboratore di Associated Press, da “Seattle Post Intelligencer”
ed a firma di Wang Ping, che si qualifica come “editor”(direttore
responsabile) sul sito del canale televisivo cinese “CCTV”, nella
edizione in lingua inglese. Gli Stati Uniti forniranno assistenza
tecnica alla Cina a sostegno del suo programma nucleare civile che
prevede la costruzione di 31 nuove unità nucleari da ora al 2020.
L’accordo prevede assistenza tecnica anche per quanto riguarda la
sicurezza, in particolare nel quadro della prevenzione di utilizzo di
materiale derivante da attività nucleari civili da impiegare, ad opera
di gruppi terroristici, nella realizzazione di cosiddette “bombe
sporche”, costituite da esplosivo convenzionale “farcito” di
elementi radioattivi che verrebbero proiettati nell’ambiente,
contaminandolo, in maniera simile ai frammenti metallici inglobati nelle
bombe degli attentatori suicidi per aumentare la letalità dello
scoppio.
In questa maniera, di fatto, la Cina viene associata alla cosiddetta
“lotta al terrorismo internazionale”, lo slogan che indica quegli
informali accordi in stile da “nuova Yalta”. Al riguardo McDonald
cita dichiarazioni di Linton Brooks, Capo dell’Ente Nazionale per la
sicurezza Nucleare, che tra l’altro cura l’arsenale nucleare
statunitense. Gli fa eco Wang Ping che riporta a sua volta, tra le
altre, questa dichiarazione di Brooks, che non traduciamo perché dal
significato intuitivo «Linton Brooks, administrator of US Nuclear
Security Administration, said: "We admire very much the work China
is doing on nuclear safeguards and we look forward to cooperating with
China. This is an
important demonstration of that cooperation"».
Questa notizia giunge a pochi giorni di distanza dalla visita a
Pechino (Agenzia Radicale di giorno 20 ottobre 2005 “Condominium"
russo/americano? Che farà l'Europa?”) del Segretario alla Difesa USA
Donald Rumsfeld, del quale erano state riportate preoccupate
dichiarazioni sull’arsenale nucleare militare cinese che sembrerebbero
superate dalla notizia di questo accordo di cooperazione.
Ed ancora, è l’agenzia giornalistica cinese “Xinhuanet” che in
una corrispondenza da Mosca del 24 ottobre rende noto, con una strana
“triangolazione”, l’incontro Sergei Ivanov, ministro russo della
Difesa, e Stephen Hadley, Consigliere statunitense alla Sicurezza
Nazionale, che hanno discusso di cooperazione nella lotta al terrorismo
internazionale ed alla proliferazione delle armi di distruzione di
massa. Al riguardo traduciamo un paragrafo chiave della nota di agenzia
«I due rappresentanti hanno anche discusso di azione congiunta
(interaction) per quanto attiene la difesa e la sicurezza, sia per in
relazione a scenari regionali che internazionali, comprendendo la
situazione nella Penisola di Corea, l’Iraq, l’Afghanistan e
l’Iran.
Nel lancio di “Xinhuanet” viene più volte citata come fonte
primaria l’agenzia ufficiale russa “Itar-Tass”. Siccome in questo
genere di cose ogni particolare ha un significato preciso ed
intenzionale, si può cominciare a pensare che stia cominciando ad
avvenire una transizione che aprirà l’attuale nuovo ordine, che
attualmente fa perno sul bipolarismo tra Washington e Mosca, anche a
Pechino, con il contributo di altre importanti capitali, tra le quali
sta svolgendo un ruolo affatto secondario Roma.
Torneremo sull’argomento che si fa sempre più intrigante, anche perché
questa tendenza sminuisce il ruolo di altre organizzazioni
internazionali, a cominciare dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e
dell’Unione Europea, quest’ultima sempre più marginale nella
politica internazionale.
Giorgio Prinzi
Fonte: http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=read&nid=5123
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