Le verità nascoste di Zapatero
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Mentre Zapatero ballonzola tra Berlino e Parigi trasformando in sconfitta tutto quel che tocca, mentre l’Eta detta l'agenda del governo, mentre Madrid si lancia in una corsa già persa verso l'Olimpiade 2012, El Mundo continua da un anno un'inchiesta solitaria e impopolare: le verità non raccontate degli attentati dell'11 marzo 2004. Sono verità che in pochi hanno voglia di sentire e che chi non legge Libertad Digital o non ascolta la Cope non conoscerà mai, data la cappa di omertà che dalla vittoria elettorale dei socialisti è scesa sulla Spagna. La commissione parlamentare istituita più per dovere che per convinzione è stata chiusa in fretta e furia prima che a qualcuno, magari ispirato dalle colonne di un giornale, venisse in mente di indagare per davvero, mentre la magistratura ha proceduto fin dall'inizio ad un'accorta selezione degli eventi da includere ed escludere dai propri fascicoli: a quasi quindici mesi dagli attentati non sappiamo ancora chi abbia macellato 192 persone salite sui treni della morte e mai più scese. Avete capito bene, nessun responsabile accertato. Si sa, certo, che il terrorismo islamico ci ha messo lo zampino ma le domande di fondo restano senza risposta: chi è l'autore intellettuale del massacro? Chi l'ha preparato? Quando? Con quali complicità? Buio pesto, come ha ammesso di recente in un'intervista a Newsweek lo stesso ministro della giustizia spagnolo che si è guardato bene dal replicare le stesse dichiarazioni in casa: la verità ufficiale, politicamente corretta è che i fondamentalisti islamici hanno colpito la Spagna per punire la partecipazione al conflitto in Iraq decisa dal governo Aznar e che il Partito Popolare ha perso le elezioni dello scorso anno per aver mentito ai cittadini sulla responsabilità degli attentati.
Ma El Mundo, unico quotidiano a rompere il muro di omertà, non ci sta e
insiste - inascoltato ma perseverante - nel rompere le uova nel paniere.
Ha cominciato sin dall’aprile dello scorso anno a evidenziare tutte le
contraddizioni della versione istituzionale: perché nelle ore convulse
che seguirono la strage alcuni settori dei servizi segreti informarono
esponenti socialisti invece che i membri del governo? Perché la polizia
ritardò di molte ore l'analisi del furgone presumibilmente utilizzato
dai terroristi islamici? Perché rifiutò l'offerta di collaborazione da
parte di esperti israeliani e statunitensi? Come è possibile che in
poche ore la stessa polizia sia stata in grado di escludere del tutto la
pista Eta e di sgominare la banda degli autori della strage nel corso
della mortale incursione di Leganés? Dove si trovava tra le 7,20 del
mattino e le 2,40 di notte la borsa contenente un cellulare e una
quantità di esplosivo Goma 2 (servita per confermare la matrice
islamica degli attentati) le cui foto vennero diffuse in tutto il mondo
dal network Abc una volta che fu "disattivata" dai Tecnici
disattivazione artefatti esplosivi (Tedax)? E' di pochi giorni fa la
rivelazione che quelle foto erano false e che i Tedax, non avendo a
disposizione al momento delle riprese la borsa originale, l'avevano
sostituita con una simile a beneficio dei reporter dell'Abc. Ma c'è di
più: i Tedax nascosero per tre mesi agli investigatori il fatto che la
vera borsa ritrovata misteriosamente inesplosa in un parco della
capitale non avrebbe mai potuto detonare dal momento che i fili non
erano collegati. Tre mesi per far sapere che la borsa contenente Goma 2
non apparteneva alla stessa famiglia degli zainetti esplosivi di Atocha.
Tre mesi dopo e non tre ore dopo. Perché? Perché il numero di telefono
del capo dei Tedax si trovava nell'agenda di Carmen Toro, una delle
persone accusate di aver fornito la dinamite ai terroristi? * Enzo Reale è il
titolare del blog 1972
Fonte: http://www.ideazione.com/quotidiano/2.esteri/2005/2005-06-01_reale.htm |
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